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di Alice Alessandri

“Gliel’ho detto 10 volte, com’è che non capisce?”

Sarà capitato anche a voi di porvi questa domanda e di giungere alla conclusione che…

“…tanto se non capisce è colpa sua”.

Quando in aula introduco il concetto di comunicazione chiedo ai partecipanti di darmi il loro parare su chi, tra chi “emette” e chi “riceve” un messaggio, abbia la responsabilità di renderlo efficace cioè fare in modo che il destinatario ne recepisca chiaramente il contenuto. A questo punto di solito i partecipanti si dividono in due schieramenti contrapposti: quelli che sostengono che sia responsabilità del mittente e chi ribatte con forza “…si però se l’altro non ascolta e non vuole capire cosa ci possiamo fare?!?”.

Quando ricopriamo il ruolo di mittente e vogliamo trasmettere un messaggio,  farci comprendere è parte fondamentale del nostro obiettivo; l’esito delle nostre “azioni comunicative” è quindi assolutamente e unicamente sotto la nostra responsabilità.

Se ci riflettete è un grande vantaggio perchè ciò vuol dire che possiamo (e dobbiamo) usare tutti gli strumenti per rendere il nostro messaggio più efficace. Non potrà quindi più soddisfarci il pensiero che “… tanto è lui che non vuole capire” oppure “io l’ho detto, se non mi ascolta il problema è suo…” perchè ciò sarebbe in contraddizione con il nostro obiettivo principale ovvero comunicare il nostro messaggio!

responsabilità nella comunicazione

Ritornando alla domanda del titolo, se per dieci volte ci siamo espressi sempre allo stesso modo e l’interlocutore non ci ha capito, accettare la propria responsabilità significa riconoscere con umiltà e intelligenza che le nostre modalità di comunicazione non hanno funzionato e dovremo esprimerci in modo diverso.

Per modificare e migliorare la nostra comunicazione é necessario sintonizzarci sul nostro interlocutore, metterci nei suoi panni, ascoltare con le sue orecchie, osservare con i suoi occhi e capire come rendere il nostro messaggio più chiaro.

A questo punto potremo agire concretamente su uno o tutti i canali che abbiamo a disposizione:

VERBALE – Verifichiamo se le parole che stiamo usando sono chiare anche per l’altro, se il linguaggio è troppo tecnico o settoriale o comunque poco comprensibile per chi non è un “addetto ai lavori”. Chiediamoci anche se stiamo rendendo interessanti e coinvolgenti i contenuti attraverso un uso corretto del linguaggio.

VOCALE – Controlliamo “come” stiamo comunicando, se il volume è adeguato, se è troppo basso e impercettibile o troppo alto e aggressivo. Se stiamo coinvolgendo il destinatario attraverso variazioni di tono e sottolineature della voce … Chiediamoci dunque se il ritmo della nostra conversazione facilita l’ascolto o è solo una monotona cantilena.

VISIVO – Il linguaggio del mio corpo è coerente con quello che sto dicendo? A volte l’espressione del volto, la postura e lo sguardo, annullano le nostre parole. Ricordiamoci che il corpo non sa mentire e il nostro interlocutore crederà più a quello che vede che a ciò che sente. Ancora chiediamoci se è possibile stimolare l’ascolto e la comprensione utilizzando disegni, schemi, immagini …

La comunicazione è un’abilità da allenare, per fare questo è necessario scendere dal trono del proprio regno fantastico in cui tutti parlano la nostra lingua e come sudditi ubbidienti sono obbligati a capirci. Apriamoci invece agli altri con umiltà, curiosità e voglia di incontrarsi.

| partem claram semper aspice |

Alice Alessandri

Consulente e formatrice di professione mi definisco un “informatico anomalo”: laureata in Scienze dell’Informazione sin da subito mi sono indirizzata verso il settore della comunicazione interpersonale. La mia esperienza di oltre 10 anni come imprenditrice mi ha permesso di gettare le basi per quello che sarebbe diventato il mio progetto più importante, Passodue: società di consulenza e formazione che combina profitto ed etica, successo professionale e felicità. Con Alberto aiuto le aziende a compiere il loro secondo passo verso un successo fondato sull’etica e le relazioni.

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