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di Alice Alessandri

“Gliel’ho detto 10 volte, com’è che non capisce?”

Sarà capitato anche a voi di porvi questa domanda, magari giungendo alla conclusione che…“…tanto se l’altro non capisce è colpa sua”. Certo, comunicare efficacemente è un atto di volontà che presuppone uno scambio di informazioni tra due o più interlocutori, ognuno dei quali gioca un ruolo preciso in ogni passaggio. Ma siamo davvero così sicuri di poter “delegare” a chi sta dall’altro lato della conversazione il successo dello scambio informativo? Proviamo a ragionare insieme sul tema delle responsabilità nella comunicazione.

Cambiare punto di vista

Quando in aula introduco il concetto di comunicazione chiedo ai partecipanti di darmi il loro parare su chi, tra chi “emette” e chi “riceve” un messaggio, abbia la responsabilità di renderlo efficace cioè fare in modo che il destinatario ne recepisca chiaramente il contenuto. A questo punto di solito i partecipanti si dividono in due schieramenti contrapposti: quelli che sostengono che sia responsabilità del mittente e chi ribatte con forza “…si però se l’altro non ascolta e non vuole capire cosa ci possiamo fare?!?”.


Quando ricopriamo il ruolo di mittente e vogliamo trasmettere un messaggio, farci comprendere è parte fondamentale del nostro obiettivo; l’esito delle nostre “azioni comunicative” è quindi assolutamente sotto la nostra responsabilità!


Se ci riflettete è un grande vantaggio perché ciò vuol dire che possiamo (e dobbiamo) usare tutti gli strumenti per rendere il nostro messaggio più efficace. Non potrà quindi più soddisfarci il pensiero che “… tanto è lui che non vuole capire” oppure “io l’ho detto, se non mi ascolta il problema è suo…” perché ciò sarebbe in contraddizione con il nostro obiettivo principale ovvero comunicare un messaggio!

L’unità di misura del feedback

Ritornando alla domanda iniziale, se per 10 volte ci siamo espressi sempre allo stesso modo e l’interlocutore non ci ha capito, accettare la propria responsabilità significa riconoscere con umiltà e intelligenza che le nostre modalità di comunicazione non hanno funzionato e dovremo esprimerci in modo diverso.


“Se oggi è come ieri, domani sarà come oggi. Se volete che domani sia differente, dovete rendere oggi differente.”
G.I. Gurdjieff


Photo by Olena Sergienko on Unsplash

Per modificare e migliorare la nostra comunicazione é necessario sintonizzarci sul nostro interlocutore, metterci nei suoi panni, ascoltare con le sue orecchie, osservare con i suoi occhi e capire come rendere il nostro messaggio più chiaro. In poche parole raccogliere i feedback che ci lancia, eventualmente stimolarli con delle domande, poi interpretarli ed utilizzarli per cambiare registro comunicativo. 

Riformulare per comprendersi

A questo punto potremo agire concretamente su uno o tutti i canali che abbiamo a disposizione:

  • VERBALE – Verifichiamo se le parole che stiamo usando sono chiare anche per l’altro, se il linguaggio è troppo tecnico o settoriale o comunque poco comprensibile per chi non è un “addetto ai lavori”. Chiediamoci anche se stiamo rendendo interessanti e coinvolgenti i contenuti attraverso un uso corretto del linguaggio.
  • VOCALE – Controlliamo “come” stiamo comunicando, se il volume della voce è adeguato, se è troppo basso e impercettibile o troppo alto e aggressivo. Se stiamo coinvolgendo il destinatario attraverso variazioni di tono e con sottolineature della voce. Chiediamoci dunque se il ritmo della nostra conversazione facilita l’ascolto o è solo una monotona cantilena.
  • VISIVO – Il linguaggio del corpo è coerente con quello che sto dicendo? A volte l’espressione del volto, la postura e lo sguardo, annullano le nostre parole. Ricordiamoci che il corpo non sa mentire e il nostro interlocutore crederà più a quello che vede che a ciò che sente. Ancora chiediamoci se è possibile stimolare l’ascolto e la comprensione utilizzando disegni, schemi, immagini.

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La comunicazione è un’abilità da allenare, per fare questo è necessario scendere dal trono del proprio regno fantastico in cui tutti parlano la nostra lingua e come sudditi ubbidienti sono obbligati a capirci. Apriamoci invece agli altri con umiltà, curiosità e voglia di incontrarsi.
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| partem claram semper aspice |

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Alice Alessandri

Consulente e formatrice di professione mi definisco un “informatico anomalo”: laureata in Scienze dell’Informazione sin da subito mi sono indirizzata verso il settore della comunicazione interpersonale. La mia esperienza di oltre 10 anni come imprenditrice mi ha permesso di gettare le basi per quello che sarebbe diventato il mio progetto più importante, Passodue: società di consulenza e formazione che combina profitto ed etica, successo professionale e felicità. Con Alberto aiuto le aziende a compiere il loro secondo passo verso un successo fondato sull’etica e le relazioni.

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