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Tempo di lettura: 4 min
Il mondo del lavoro ci chiede di entrare in relazione con altri esseri umani: che siano clienti, colleghi o fornitori nelle nostre giornate saremo “costretti” ad interagire. Tra queste relazioni una delle più complesse è proprio quella che ci lega ai colleghi.
É insieme a loro, infatti, che passiamo la maggior parte del tempo lavorativo, realizziamo le nostre attività e possiamo raggiungere i risultati che ci siamo prefissati. Sono queste caratteristiche a rendere le relazioni interne così importanti per il nostro benessere al lavoro ed è quello che approfondiremo insieme in questo articolo.
Dal gruppo alla squadra, insieme verso l’obiettivo
Nel vocabolario aziendale le parole gruppo e squadra vengono spesso utilizzate come sinonimi ma il loro significato è differente.
Il gruppo è un insieme di persone che interagiscono tra loro ma diventa squadra solo quando esse collaborano in modo coordinato e con ruoli specifici per un obiettivo condiviso.
Lavorare in team (traduzione in inglese di squadra) significa usare le proprie capacità, il proprio tempo e le proprie energie per raggiungere una meta che non riguarda solo noi ma coinvolge i colleghi e l’organizzazione. Condividere uno scopo chiaro, infatti, consente di definire la direzione verso la quale muoversi per non disperdere l’impegno individuale. Quando una persona lavora “a testa bassa” senza comprendere il senso del proprio agire viene a mancare quella forza propulsiva che risiede nella consapevolezza di essere parte di qualcosa di più grande. Non si tratta dunque solo di ottenere singoli risultati ma di contribuire allo scopo che l’organizzazione si è data descritto attraverso la Mission che persegue e la Vision che ci si impegna a realizzare. Ma lavorare avendo chiaro verso dove stiamo andando non è ancora sufficiente per poter dire di essere una squadra.
Immaginate l’equipaggio di una canoa che rema in modo disordinato, ciascuno con un proprio ritmo. Tutti si stanno impegnando al massimo ma nonostante ciò l’imbarcazione rischia di rimanere ferma se non addirittura ribaltarsi. L’importanza di agire in modo coordinato e organico ci porta direttamente al prossimo paragrafo.
Ruoli e persone: il lato umano del lavoro di squadra
Lavorare in modo individuale e scoordinato, senza coesione e visione d’insieme, porta inevitabilmente al caos e alla dispersione delle risorse proprie e dell’organizzazione.
Avere chiarezza sui compiti assegnati a ciascuno, conoscere i punti di forza/debolezza e le competenze di ogni persona, impegnandosi per la buona riuscita del progetto comune, permette di comportarsi da vera squadra.
Per raggiungere questo risultato si deve agire su due fronti:
- Quello organizzativo definendo cioè i ruoli in base alle competenze individuali e assegnando attività e tempi per calibrare l’azione d’insieme.
- Quello umanistico che, partendo dalla persona, dalle sue capacità e da ciò che la rende unica, consente ad ogni membro di realizzarsi e dare il meglio di sé.
Per ottenere tutto questo è necessario un leader capace di muoversi a servizio della squadra con quella visione d’insieme propria della mansione, condividendo le indicazioni che riceve e adattando tattica e strategia in base al contesto. Solo così la squadra si trasforma da un luogo dove esercitare potere ad uno dove riceverne, un’inversione di flusso che si spiega grazie alla legge della reciprocità: chi vuole essere riconosciuto infatti prima deve riconoscere gli altri.
Abbiamo quindi le persone, gli obiettivi, i ruoli ma ancora non ci possiamo definire squadra se manca la capacità di stare in relazione in modo efficace e autentico.
Senza relazioni di fiducia non esiste alcuna squadra
Lavorare in squadra significa dunque agire sentendosi parte di qualcosa di più grande sapendo che l’azione del singolo ha un effetto sugli tutti gli altri. Ma il cosiddetto spirito di squadra si basa principalmente su un elemento imprescindibile delle relazioni: la fiducia.
Essa va costruita nel tempo con pazienza, esercitando la capacità di ascolto e alimentando la volontà di entrare in una relazione empatica con l’altro.
A questo scopo il nostro consiglio è di disegnare con cura i momenti più preziosi e delicati dello stare insieme.
Uno di questi è rappresentato dall’ingresso di un nuovo membro in squadra, il cosiddetto onboarding. Questo “rito” va prima di tutto progettato visto che l’integrazione sarà il risultato di un processo strutturato. Esso va vissuto nella consapevolezza che l’equilibrio precedente verrà irrimediabilmente modificato e che il nuovo assetto potrà essere positivo solo grazie all’aiuto del leader e al contributo attivo di tutti.
Un altro “momento di verità” per la squadra è quando si verifica un errore. È proprio di fronte ad un inciampo che è possibile verificare concretamente se si è creata quella sicurezza psicologica frutto della coesione di squadra capace di consentire al singolo di ammettere di aver sbagliato, attivando volontà di superare l’errore e trasformarlo in apprendimento condiviso.
Sentirsi parte di una squadra non è un privilegio di pochi team fortunati, ma una possibilità a cui ciascun gruppo può aspirare. Lavorare insieme non basta, bisogna cambiare punto di vista ed iniziare a guardare alle relazioni come un luogo di fiducia, riconoscimento, contributo attivo, dove si riceve solo dopo aver dato.
| partem claram semper aspice |
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