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Tempo di lettura: 4 min
di Alice Alessandri e Alberto Aleo
Esistono centinaia di corsi, articoli e tutorial sul public speaking. Spesso sono scritti da grandi manager o politici, attori e showman, insomma persone abituate a stare su un palco che rivelano i propri “segreti” per farlo con sicurezza e naturalezza.
Eppure chi ha esigenza di parlare in pubblico la maggior parte delle volte non ha l’esperienza e le doti di coloro che per mestiere affrontano tutti i giorni una platea. Ed è lì che sta l’inghippo: le persone normali fanno fatica a ritrovarsi nei suggerimenti di chi è una star del palcoscenico.
Abbiamo dunque deciso di scrivere questa serie di articoli dedicandola a chi parla davanti a gruppi di persone non per scelta ma per “dovere”. Sono riflessioni che nascono dagli errori e dalla fatica che abbiamo fatto in prima persona e da quello che ci hanno insegnato.
In questo primo articolo affronteremo la sfida iniziale: come organizzare i contenuti.
Da “parlare in pubblico” a “comunicare con più persone”
La maggior parte delle persone non deve tenere un TED Talk ma affrontare sfide dal sapore più quotidiano:
- spiegare un progetto in modo convincente
- condividere i risultati ottenuti
- condurre efficacemente una riunione
- fare una presentazione coinvolgente ad un pool di clienti
Dovremmo dunque sostituire la dizione “parlare in pubblico” con quella più corretta di “comunicare in pubblico” cioè entrare in comunione-relazione con un gruppo più ampio di persone di ciò che avviene nelle conversazioni one-to-one.
Il vero obiettivo quindi non è “esibirsi”, ma creare relazione con più persone contemporaneamente. Quando lo abbiamo capito, molte delle nostre ansie sono diminuite. Non dovevamo essere brillanti, dovevamo essere comprensibili.
Organizzare i contenuti
Per interessare chi ci ascolta, la forma è importante quanto i concetti che vogliamo esprimere. Noi suggeriamo di utilizzare una struttura narrativa ispirata ai meccanismi del “viaggio dell’eroe” semplificata per essere utile a tutti.
Senza rispolverare la teoria che c’è dietro – che trovate analizzata in un articolo dedicato allo Story Telling – riassumeremo gli elementi principali per rendere più narrativo e coinvolgente il discorso proponendovi due versioni, una lunga e una breve, da utilizzare in funzione del tempo che avete per esporli.
Versione lunga
Quando avete almeno un’ora, potete costruire un racconto completo lavorando in sequenza su questi 6 elementi.
- Il contesto
Spiegate le condizioni e i dati di partenza, il problema o i bisogni iniziali. Aiuta chi ascolta a orientarsi. - I protagonisti e gli ostacoli
Chi ha raccolto la sfida? Quali capacità e competenze avevano e quali valori li animavano?
Quali difficoltà esistevano? Anche le resistenze delle persone fanno parte della storia. - I tentativi falliti
Descrivete gli errori commessi e i tentativi non riusciti nella ricerca della soluzione. Questo genera fiducia ed empatia. Le platee diffidano della perfezione e si riconoscono nella fatica. - La scelta decisiva
Siamo alla “scena madre”, quella che racconta il momento risolutivo in cui avete trovato la strada. - Il risultato
Descrivete il nuovo equilibrio raggiunto e i vantaggi concreti ottenuti, non solo dal punto di vista tecnico e numerico ma anche umano e organizzativo - La lezione appresa
Le conclusioni hanno come focus la morale della storia per consentire a chi ascolta di portarsi a casa qualcosa.
Versione breve
Quando per il vostro intervento avete meno di mezz’ora serve andare all’essenziale. Concentratevi solo su questi tre punti.
- Il problema iniziale, il contesto e la situazione di partenza nel suo insieme
- Chi ha raccolto la sfida, le qualità umane e le competenze specifiche messe in campo
- La soluzione individuata, i vantaggi ottenuti e come è coinvolto chi ascolta.
Avete una presentazione da preparare? Individuate gli elementi della storia e organizzatela secondo le indicazioni che vi abbiamo fornito in base al tempo che avete a disposizione.
Alcune regole che abbiamo imparato sul campo
Ecco un estratto delle lezioni più importanti che abbiamo appreso sbagliando e riprovando.
- Studiate chi avete davanti per adeguare il linguaggio e fare gli esempi giusti. L’obiettivo non è manipolare, ma creare un terreno comune.
- Rispondete continuamente alla domanda nascosta del pubblico “Perché questa cosa che sta dicendo dovrebbe interessarmi?”
- Non abbiate paura di raccontare errori e debolezze. La fragilità crea relazione, l’infallibilità mette distanza.
- Usate dati a supporto delle affermazioni. Senza numeri ciò che dite rimane solo un’opinione.
- Create una struttura circolare e chiudete tornando al punto di partenza. Mostrare cosa è cambiato aiuta a dare senso al percorso.
- Il concetto più importante va ripetuto almeno 3 volte nell’arco dell’intervento per favorire la memorizzazione.
- Se il vostro discorso viene dopo quello di altri oratori, ascoltate attentamente ciò che dicono e citatelo per facilitare le connessioni in chi ascolta.
- Le slide non sono un copione. Servono a sostenere il discorso, non a sostituirlo.
- Rispettate il tempo che avete dichiarato o che vi è stato assegnato. Sforare significa pretendere attenzione senza restituire rispetto.
Parlare davanti a più persone non richiede di diventare attori. Significa costruire un ponte tra ciò che sappiamo e ciò che gli altri possono capire, usare e trasformare.
Nel prossimo articolo parleremo di cosa comunica anche quando non diciamo una parola: il linguaggio non verbale.
| partem claram semper aspice |
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