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Tempo di lettura: 8 min

di Mauro Vedovello

Questo articolo esplora il rapporto tra i nove tipi di personalità descritti nell’Enneagramma e gli stili di leadership che ne possono derivare, in particolare gli errori che possono scaturire dai meccanismi di difesa psicologici, inconsci che proteggono l’immagine ideale che ogni individuo costruisce di sé. 

L’Enneagramma è molto più di una classificazione della personalità: è un simbolo che offre una comprensione profonda delle dinamiche interiori che influenzano il comportamento umano. In particolare, esso consente di individuare quei punti ciechi che, nella vita professionale e organizzativa, rappresentano spesso la principale causa degli errori di leadership.

Insieme scopriremo che comprendere tali dinamiche non significa eliminare i meccanismi di difesa, ma riconoscerli e integrarli, trasformandoli in occasioni di crescita personale e di maturazione del proprio stile di leadership.

Perché l’Enneagramma per formare i Leader?

Un simbolo è un mezzo attraverso il quale un tipo di informazione viene trasmessa. Ad esempio quando sulla strada incontro il simbolo della Croce di S. Andrea, quel simbolo mi trasmette istantaneamente che sono nei pressi di una ferrovia. Ma i simboli possono essere utilizzati anche per trasferire conoscenza tra esseri umani. L’Enneagramma certamente fa parte di questa seconda tipologia.

Proprio per via della sua natura simbolica di straordinaria profondità, l’Enneagramma può aiutarci a conoscere meglio aspetti pratici legati al nostro carattere (o Tipo) e gettare luce su quei punti ciechi che all’interno delle nove tipologie caratteriali principali mettono ogni leader a dura prova e sono tipicamente la prima causa degli errori che può commettere. 

Come docente di Enneagramma, in riferimento alla parte psicologica che il simbolo rivela, ho osservato che il principale punto cieco di ciascun Tipo è formato attorno ad un nucleo ben preciso e che passa sotto il nome di meccanismo di difesa: una sorta di collante che tiene insieme il carattere e l’immagine ideale di sé. 

Ad esempio, il Tipo 8, che come vedremo meglio nel paragrafo ad esso dedicato, rimanda un’immagine di sé di persona forte, invulnerabile, instancabile e temeraria, assume come meccanismo di difesa la negazione. Questa viene usata (inconsciamente) allo scopo di negare la propria stanchezza, i propri dubbi, la propria necessità di tenerezza ecc. Gli impedisce dunque di essere vulnerabile e questo punto cieco, distorcendo la percezione di sé e della realtà, è una delle principali cause che porta il Tipo 8 all’errore. 

I principali errori dei leader secondo il Tipo

Leader Tipo 1 – La Formazione Reattiva

Il Tipo 1 ha un’immagine di sé di persona corretta, integra, responsabile e moralmente retta. Per sostenere questa immagine utilizza inconsciamente il meccanismo di difesa della formazione reattiva, che consiste nel trasformare impulsi, emozioni o desideri, percepiti come inaccettabili, nel loro opposto. Rabbia, risentimento, desiderio di trasgredire o di lasciarsi andare vengono così convertiti in controllo, disciplina e auto-correzione.

Un leader 1 spesso non vede quanto giudizio e tensione stia riversando sugli altri (ma anche su se stesso). Convinto di perseguire semplicemente l’eccellenza e ciò che è giusto, può creare un clima in cui le persone si sentono costantemente valutate e mai abbastanza all’altezza. Il suo punto cieco consiste nel non riconoscere la rabbia che alimenta molte delle sue richieste di perfezione. Quando questo accade, la ricerca della qualità si trasforma in rigidità, inflessibilità, intransigenza. Il desiderio di migliorare diventa critica continua e la leadership rischia di soffocare iniziativa e creatività.

Leader Tipo 2 – La Repressione

Il Tipo 2 ha un’immagine di sé di persona generosa, disponibile, amorevole e indispensabile per gli altri. Per mantenere questa immagine utilizza la repressione, attraverso la quale vengono escluse dalla coscienza le proprie necessità personali. Bisogni, fragilità e richieste di aiuto vengono accantonati affinché l’attenzione resti concentrata sugli altri.

Un leader 2 tipicamente non vede quanto bisogno abbia di piacere, di essere apprezzato e riconosciuto. Si convince di agire esclusivamente per il bene del gruppo, ma può sviluppare aspettative implicite di gratitudine e lealtà. Il suo punto cieco consiste nel non accorgersi dei propri bisogni affettivi e relazionali. Quando questi non vengono soddisfatti, il leader 2 può diventare manipolativo, invasivo o risentito, generando dipendenza anziché autonomia nei collaboratori.

Leader Tipo 3 – L’Identificazione

Il Tipo 3 ha un’immagine di sé di persona efficiente, vincente, capace e di successo. Il suo meccanismo di difesa è l’identificazione, che lo porta appunto a identificarsi con i ruoli, le prestazioni e le immagini che producono approvazione e risultati.

Un leader 3 spesso perde il contatto con ciò che sente realmente e con ciò che desidera in profondità. Il suo punto cieco consiste nel confondere il proprio valore con i risultati ottenuti. Nella leadership questo può tradursi in una costante corsa agli obiettivi, dove il successo diventa più importante delle persone. Il rischio è quello di creare organizzazioni performanti ma prive di anima, nelle quali le relazioni vengono subordinate all’efficienza e il fallimento viene vissuto come una minaccia all’identità.

Leader Tipo 4 – L’Introiezione

Il Tipo 4 ha un’immagine di sé di persona autentica, profonda, sensibile e unica. Per sostenere questa immagine utilizza l’introiezione, assorbendo emozioni, significati e stati interiori fino a farli diventare parte della propria identità.

Un leader 4 tende a vedere il mondo attraverso il filtro dell’intensità emotiva. Il suo punto cieco consiste nel credere che i propri stati interiori descrivano fedelmente la realtà. Può quindi enfatizzare problemi, mancanze o aspetti conflittuali di una situazione più di quanto sia necessario. In ambito organizzativo questo può generare oscillazioni, indecisione e una certa difficoltà nel mantenere una rotta stabile quando le emozioni cambiano.

Leader Tipo 5 – Distacco emotivo

Il Tipo 5 ha un’immagine di sé di persona competente, lucida, autonoma e preparata. Per mantenere questa immagine utilizza il distacco emotivo, separando il pensiero dalle emozioni e rifugiandosi nell’osservazione e nell’analisi.

Un leader 5 spesso non vede la distanza emotiva che crea attorno a sé. Convinto di essere semplicemente obiettivo e razionale, può apparire freddo, distante o disinteressato alle persone. Il suo punto cieco consiste nel sottovalutare il valore della connessione umana. Quando prevale il distacco emotivo, la leadership perde capacità di coinvolgere, ispirare e creare senso di appartenenza.

Leader Tipo 6 – La Proiezione

Il Tipo 6 ha un’immagine di sé di persona affidabile, prudente, responsabile e leale. Il suo meccanismo di difesa è la proiezione, attraverso la quale paure e dubbi interiori vengono attribuiti all’ambiente esterno.

Un leader 6 spesso vede minacce, problemi e rischi prima degli altri, qualità che in molti contesti rappresenta una risorsa. Il punto cieco emerge quando non riconosce che una parte di tali minacce nasce dalla propria insicurezza interiore. Può così sviluppare eccesso di controllo, lentezza decisionale o sfiducia verso collaboratori e cambiamenti. Il rischio è quello di costruire organizzazioni prudenti ma paralizzate dalla paura di sbagliare.

Leader Tipo 7 – La Razionalizzazione

Il Tipo 7 ha un’immagine di sé di persona libera, positiva, entusiasta e piena di possibilità. Per mantenere questa immagine utilizza la razionalizzazione, reinterpretando esperienze dolorose o limitanti in modo da preservare un senso di positività, ottimismo e libertà.

Un leader 7 spesso non vede ciò che evita. Convinto di essere orientato alle opportunità, può minimizzare problemi, conflitti e difficoltà che richiederebbero invece attenzione e approfondimento. Il suo punto cieco consiste nella difficoltà a restare in contatto con il disagio e con le situazioni lente, ristagnati, negative. In questo modo la leadership rischia di diventare dispersiva, piena di iniziative ma poco incline a portare a termine ciò che richiede perseveranza e confronto con i limiti.

Leader Tipo 8 – La Negazione

Già visto in apertura, il Tipo 8 tipicamente non vede l’eccesso di energia e forza che mette in ogni cosa che fa. Laddove un capo 8 convoca un suo collaboratore per riprenderlo su qualcosa che è accaduto, quella che all’8 è sembrata una normale conversazione su un problema da risolvere, alla controparte arriva come l’imminente annuncio di licenziamento o una vera e propria aggressione. Il punto cieco del leader 8, che viene dalla negazione, è legato ad una mancanza di sensibilità, di tatto, incapacità di saper leggere tra le righe. Non sempre essere eccessivamente diretti è una virtù, soprattutto quando lo si è sempre.

Leader Tipo 9 – La Narcotizzazione

Il Tipo 9 ha un’immagine di sé di persona tranquilla, equilibrata, pacifica, accogliente e capace di andare d’accordo con tutti. Il suo meccanismo di difesa è la narcotizzazione, attraverso la quale attenua la percezione dei conflitti, delle priorità e della propria energia istintiva.

Un leader 9 spesso non vede quanto stia evitando una presa di posizione chiara. Convinto di preservare l’armonia, può rimandare decisioni difficili, evitare confronti necessari o sottovalutare problemi emergenti. Il suo punto cieco consiste nel non riconoscere la propria forza e la propria rabbia. Quando ciò accade, la leadership diventa accomodante oltre misura e il desiderio di pace può degenerare nell’immobilismo.

Conclusione

Ogni meccanismo di difesa è una soluzione adattiva, ma diventa fonte di errore quando opera nell’inconsapevolezza. In altre parole, il problema del leader non è avere un meccanismo di difesa, ma identificarsi completamente con esso. Questa circostanza porta alla distorsione della realtà e di conseguenza all’errore.

Parleremo di tutto questo e delle tecniche per uscire dai limiti che ci autoimponiamo, liberando la capacità di leadership innata in tutti noi, nel corso “Le Persone prima dei ruoliche si svolgerà il 9 ottobre presso il Centro Universitario di Bertinoro. Vi aspetto per conoscervi personalmente!

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Passodue, studio di consulenza e formazione, nasce nel 2012 dalla volontà di Alice Alessandri e Alberto Aleo di unire le loro esperienze per dare una svolta alla vita personale e professionale. Il progetto è basato sull’idea di cambiare la forma mentis del mercato rispetto ai concetti di “vendita”, “marketing” e “leadership” dimostrando che fare business eticamente si può e può essere assolutamente efficace.

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