|
Ascolta
Getting your Trinity Audio player ready...
|
Tempo di lettura: 5 min
di Alice Alessandri e Alberto Aleo
Mentre scriviamo queste righe siamo ancora in Svezia. Qui agosto ha già il sapore di settembre: le scuole sono iniziate e le giornate sono diventate più corte e fresche, le attività riaprono e tutt’intorno c’è una piacevole sensazione di ripartenza.
Questo senso dolce di ripresa del lavoro dopo la pausa estiva ci ha ispirato, suggerendoci di scrivere questo articolo per provare a rispondere a una domanda: perché gran parte di noi non ama le partenze? Auguriamo ad esempio “buon fine settimana” e raramente ci scambiamo un “buon inizio settimana”. Questo associare il benessere ai due giorni del weekend e invece un senso di malessere al lunedì mattina, ci dice chiaramente qualcosa della qualità delle nostre vite.
Capiamo allora insieme come accogliere gli inizi e celebrare i finali godendoci tutta la vita che ci sta in mezzo.
Imparare ad amare gli inizi
L’essere umano sembra vivere dentro un paradosso: da un lato la vita che gli scorre dentro portando con sé cambiamenti inevitabili, dall’altro è progettato per l’omeostasi ovvero per mantenere lo status quo.
Attivarsi è generalmente faticoso perché richiede un dispendio iniziale di energie mentali, fisiche ed emotive e, soprattutto, porta con sé dubbi e incertezze. Per questo le nostre azioni sono condizionate da una serie di bias, distorsioni cognitive in cui il nostro cervello incappa quando deve prendere decisioni veloci in situazioni difficili.
Quando, ad esempio, ci troviamo all’inizio di qualcosa (la settimana lavorativa, un progetto, un cambiamento) si attivano automaticamente alcune valutazioni inconsce come la “sopravvalutazione dei rischi” cioè la propensione a vedere un pericolo come più concreto di quanto sia realmente o “l’avversione alle perdite”, che è la tendenza a dare più peso alle possibili perdite che ai possibili guadagni, le quali ci fanno preferire o sperare che le cose restino così come sono ora.
In ogni principio c’è la vita in potenza: l’alba di un giorno nuovo, la ghianda che diventerà quercia, la pagina bianca che verrà scritta. Sono proprio tutte queste immense possibilità in cui si dipaneranno gli eventi a creare quel senso di vertigine che spaventa.
Abbiamo però tutti sperimentato che, una volta fatto il primo passo, è stato poi più facile procedere. Eppure la paura dell’inizio non è così semplice da superare, come se si trattasse di un tuffo verso l’ignoto. Qui qualcuno potrebbe obiettare che la fine dell’estate e il ritorno alla routine lavorativa non siano per nulla un tuffo nell’ignoto, ma un amaro immergersi nuovamente in una realtà conosciuta. Allora la domanda diventa: dove possiamo trovare la forza per affrontare con fiducia ed entusiasmo il periodo che ci si presenta davanti?
Per noi sono due i fattori a cui possiamo affidarci: dare significato a quello che ci aspetta e vivere il momento.
Dare un senso al nostro agire
Ognuno di noi ha una zona di comfort nella quale vive con l’illusione di tenere sotto controllo gli eventi così da preservare la propria esistenza minimizzando il dispendio di energia. La vita però è mutevole, molti avvenimenti sono fuori dal nostro dominio e siamo continuamente sottoposti a sfide e prove inaspettate. Siamo dunque costretti periodicamente a rivedere i nostri confini così da allargare gli ambiti nei quali sentirci sicuri e continuare ad essere in qualche modo “padroni del nostro destino”.
L’ampliamento della comfort zone si innesca nel momento in cui diamo una direzione a quello che scegliamo di fare e un senso agli avvenimenti che invece non possiamo controllare. Durante questo processo trasformativo è assolutamente naturale essere accompagnati dalla paura, una delle emozioni primarie che ci aiuta a preservare l’esistenza, a valutare le azioni e a vivere ogni nuovo inizio con la giusta dose di attenzione e cautela. Se però lasciamo che prevalga, può diventare limitante e finire per bloccarci, impedendoci di progredire. Il che, in pratica, significa già restare indietro.
Ritorniamo alla settimana lavorativa che inizia o al periodo che ci aspetta. Possiamo trovare la forza di accogliere le incertezze e attivare l’energia per affrontare le prove che porterà con sé, solo nella missione che sentiamo di svolgere e nel senso che diamo al nostro lavoro.
Quando chi siamo e quello che facciamo sono allineati, il lavoro diventa uno spazio nel quale poter esprimere a pieno la nostra essenza e contribuire alla crescita nostra e dell’organizzazione.
Senza tutto ciò sarà dura ricominciare.
Vivere nel momento
La vita è un susseguirsi di momenti; più intensamente li viviamo più questi si caricano di significato. Questo vale in ogni ambito e dunque anche in quello del lavoro che impegna tante ore della nostra esistenza.
Quanto spreco di tempo e dunque di vita c’è nel lavorare in modo meccanico, asettico, senza direzione e senza scopo.
Onorare il presente significa attivare il libero arbitrio che ci consente di scegliere e il senso di responsabilità che ne deriva, decidendo di dedicarsi alla propria professione in modo consapevole, mettendo a frutto i talenti che sentiamo di possedere e impegnandosi a servizio dell’organizzazione di cui si è parte.
La durata di un attimo cambia proprio in base al nostro essere nel tempo. Ci sono giornate che sembrano volare perché siamo concentrati, produttivi e pienamente coinvolti in quello che facciamo. Siamo cioè presenti! Nella noia e nella mancanza di scopo invece il tempo ristagna, si fa pesante, il lavoro viene svolto in modo distratto e la mente si sposta nel futuro, anelando l’arrivo del fine settimana o delle vacanze.
A questo si aggiunge il diverso rapporto che ciascuno di voi vive con il tempo in base al proprio carattere e alle proprie aspirazioni, come ci ha raccontato Luca Giorgetti in questo articolo. Esserne consapevoli ci aiuta a vivere meglio ogni inizio, con il suo carico di aspettative e incertezze, ogni passo lungo il percorso con concentrazione e presenza, ogni finale con gratitudine. Questo è uno dei temi che approfondiremo il 9 ottobre 2026 durante la giornata “Le persone prima dei ruoli” della Scuola Passodue.
Un ultimo suggerimento prima di lasciarvi al vostro inizio di settimana, di stagione o di qualsiasi altra cosa si tratti. Mentre leggete questo articolo ascoltate “Costruire”, una canzone di Niccolò Fabi che dipinge bene il senso di ciò che abbiamo voluto descrivere e della quale vi riportiamo qualche brano qui sotto.
Ben trovati dunque e “Have a great week”!
Costruire di Niccolò Fabi
Chiudi gli occhi
Immagina una gioia
Molto probabilmente
Penseresti a una partenza
Ah, si vivesse solo di inizi
Di eccitazioni da prima volta
Quando tutto ti sorprende
E nulla ti appartiene ancora
…
Ma il finale è di certo più teatrale
Così di ogni storia ricordi solo la sua conclusione
…
Nel mezzo c’è tutto il resto
E tutto il resto è giorno dopo giorno
E giorno dopo giorno è
Silenziosamente costruire
| partem claram semper aspice |
Le foto utilizzate – là dove non siano di proprietà della redazione o dei nostri ospiti – sono acquistate su Adobe Stock e IStockPhoto o scaricate da piattaforme come UnSplash o Pexels.
Iscriviti alla newsletter di Passodue
Ogni mese articoli e contenuti utili per aiutarti a mantenere vivo e attivo il lavoro di formazione continua sul tema della business ethics.
Ti è piaciuto questo articolo e vuoi approfondire i temi?
Scopri il nostro quarto libro "Guida alle Motivazioni d’Acquisto", scritto a otto mani insieme a Luca Giorgetti e altri autori, e curato da Giovanna Rossi.

L'obiettivo di questo libro è rendere accessibili le teorie che analizzano e decodificano i meccanismi d’acquisto dei clienti, fare sì che venditori ed esperti di marketing possano utilizzarle in modo proficuo e corretto, infine anche in un contesto di mercato rispettare la diversità e complessità che ci contraddistinguono come esseri umani.


Comments (0)