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Tempo di lettura: 4 min
Dove dirigiamo quotidianamente i nostri sforzi? Con quale frequenza ci ricordiamo dei nostri obiettivi? Quanto spesso veniamo risucchiati dall’ingranaggio della realtà dove ci sentiamo obbligati a rispondere a stimoli e richieste spesso contrastanti tra loro?
Sapere definire i propri obiettivi è il primo passo per mantenere la bussola e seguire la rotta che abbiamo tracciato.
Eppure, a volte ci risulta difficile identificare i nostri obiettivi mentre altre è il mantenerli ad essere complicato. In questo articolo prenderemo in esame due aspetti della definizione degli obiettivi: una parte fredda ed una parte calda, per poi integrarle ed ottenere un metodo completo per vivere allineati con una direzione precisa.
La parte fredda: struttura e metodo
Nel definire obiettivi personali, la prima sfida è dargli una forma concreta e funzionale. Ecco alcuni punti fondamentali da considerare:
- Espressione positiva – Un obiettivo non dovrebbe essere definito in termini di ciò che vogliamo evitare, ma di ciò che vogliamo raggiungere. Dire “voglio evitare clienti scontenti” è meno efficace di “voglio migliorare la soddisfazione dei clienti”.
- Forma specifica – Un obiettivo vago e fumoso è il miglior alibi per non raggiungerlo. Per questo “voglio migliorare i rapporti coi miei colleghi” è meno efficace di “voglio offrire un caffè a settimana al mio collega Luca”.
- Potenziante – Salvo situazioni di forza maggiore, un obiettivo deve stimolarci a far meglio.
- Realizzabile – Un obiettivo troppo grande come “diventare il numero uno sul mercato” potrebbe farci arenare al primo ostacolo. “Voglio fatturare il 10% in più” è più realistico.
- Scadenzabile – Darsi un limite temporale favorisce la disciplina, aiuta a pianificare e consente di monitorare i progressi. “L’anno prossimo voglio fatturare il 10% in più”
- Misurabile – Infine dobbiamo valutare se un obiettivo è stato effettivamente aggiunto e a quale prezzo. Sono in grado di dire se ho attraversato il traguardo?
Una volta considerati questi punti dobbiamo porci un’altra domanda fondamentale che analizzeremo nel prossimo paragrafo: “questo obiettivo è in linea con chi sono io?”
La parte calda: la mia relazione con gli obiettivi
Se la parte fredda ci aiuta a dare forma all’obiettivo, la parte calda ci ricorda che chi dovrà poi adoperarsi per quell’obiettivo siamo noi. E nessuno ha voglia di spendersi per qualcosa che non gli appartiene. Spesso non riusciamo ad impegnarci per realizzare i nostri obiettivi adducendo ragioni come la mancanza di volontà o la pigrizia. In realtà potrebbe esserci altro, come paura del fallimento, timore del giudizio altrui o semplicemente un conflitto d’identità. Ecco perché non basta la disciplina: occorre lavorare su ciò che ci blocca internamente.
Per fare questo dobbiamo riconoscere come in noi ci siano due forze che si contrappongono: intento e resistenza.
L’intento è il desiderio consapevole: “voglio allenarmi tre volte a settimana”.
La resistenza, invece, è il controcampo emotivo: l’insieme di tutte le ragioni che si oppongono ai nostri allenamenti.
Delegittimare o ignorare la resistenza non la elimina, anzi la rafforza. Occorre accoglierla, esplorarne le radici, per poi trasformarla in alleata: dentro quel “non ho voglia” spesso ci sono altri obiettivi, anche più importanti nella nostra gerarchia, che non ci concediamo di prendere in considerazione.
Come superare questa empasse? Abbiamo bisogno di contattare un terzo elemento: il valore.
Gli obiettivi legati a ricompense esterne sono detti valori estrinseci (come soldi, approvazione, status) e tendono ad esaurirsi con facilità.
Quelli collegati ai nostri valori personali (crescita, benessere, relazioni autentiche) sono valori intrinseci ed hanno una resilienza maggiore.
Studiare per prendere un voto alto può motivare per qualche settimana; studiare per diventare una persona capace e autonoma ci sostiene nel lungo termine.
Se la parte fredda era il contenitore, la parte calda è il contenuto. Come le mettiamo insieme?
Integrare la parte fredda e calda nella definizione degli obiettivi
Se un obiettivo è chiaro, positivo, realistico e misurabile ma non risuona emotivamente, finirà presto nel dimenticatoio. Potrebbe persino farci arrovellare in sensi di colpa fino a demotivarci. Al contrario, se un obiettivo è motivato da qualcosa di importante per noi ma non ha scadenze e criteri concreti resterà nel limbo delle buone intenzioni.
L’incontro tra le due dimensioni avviene attraverso un lavoro doppio: da un lato la pianificazione, dall’altro l’ascolto di sé. La pianificazione permette di inserire l’obiettivo nella trama del quotidiano tramite l’uso di to-do-list e scadenze. L’ascolto interiore, invece, è un processo più lungo che esiste a prescindere dalla formulazione degli obiettivi, e che scende lungo la scala sogni-progetti-obiettivi: dall’astrazione alla concretizzazione.
Un esempio pratico: se voglio correre due volte a settimana, la parte fredda mi dice di fissare i giorni e misurare le performance. La parte calda mi invita a chiedermi perché corro: salute, energia, autostima o forse tempo per me stesso. Ma a me piace correre? O lo faccio per imitazione? Ci sono altri modi per rimanere in salute, oppure prima ho bisogno di altri tipi di supporto, come ad esempio una dieta più sana?
Definire obiettivi non è un atto puramente tecnico né un semplice cercare di mettere a terra dei sogni. È la capacità di tenere insieme metodo e significato, struttura e motivazione.
La parte fredda ci offre gli strumenti operativi; la parte calda ci ricorda che senza emozione e valori ogni sforzo si svuota di significato. Integrare entrambe le dimensioni ci permette di vivere il nostro tempo con pienezza.
| partem claram semper aspice |
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