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di Alice Alessandri

Marcello Ceccaroni ha 45 anni e, nonostante l’età, con grande volontà, dedizione e entusiasmo è diventato il giovane primario del reparto di ginecologia dell’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona). Non è solo l’eccezionalità della carriera di Marcello ad incuriosirci, la sua storia infatti ha molti aspetti degni di essere raccontati. Con lui abbiamo parlato di medicina, musica rock, letteratura, storia della rivoluzione cubana e molto altro ancora, ripercorrendo le orme di un’esperienza caleidoscopica che si presterebbe a far da base per la sceneggiatura di un film.

Marcello Ceccaroni

Che cosa cerchi nella tua professione e quali talenti metti in gioco praticandola?
originalità

Il lavoro di medico contempla due aspetti: uno filosofico e uno artigianale. Quello filosofico riguarda l’essere umano e le sue relazioni. Per farsene un’idea basta leggere alcuni dei romanzi che hanno segnato la mia gioventù: frequentando pazienti e colleghi incontro personaggi pirandelliani e kafkiani, ma anche apparentemente creati dalla penna di Dostoevskij o Bukowski. La mia passione e la mia curiosità, mista anche ad un grande rispetto per l’altro, mi permettono di trasformare queste relazioni in una meravigliosa avventura. L’aspetto artigianale invece riguarda le perfezione, l’esecuzione attenta che richiede la chirurgia. Dal mondo dell’arte noi chirurghi prendiamo l’anelito verso la perfezione: nessuno la raggiungerà mai ma ci si impegna tutti verso questo miraggio.

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Il talento che mi riconosco è la volontà di coltivare la diversità e l’originalità di questa professione sospesa tra estremi così distanti.
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Personalmente vorrei essere ricordato come il miglior chirurgo punk-rock della storia: giovane con un approccio amichevole e non convenzionale che non si scompone quando qualcuno gli dice “Ah è lei il primario?!?

Che cosa dai agli altri attraverso il tuo lavoro e come?

Al mio gruppo di lavoro cerco di trasmettere un’etica stacanovista ma originale (un concetto che ho mutuato dal libro di Pasolini “Passione e ideologia”) e tutte le mie competenze. Sento il dovere profondo di tutelare il talento dei più giovani, di coloro che hanno fatto scelte di vita importanti per seguirmi magari rinunciando a carriere universitarie. Alle pazienti dò invece la mia totale disponibilità come persona oltre che come professionista: essere medico è un tatuaggio che non riesco a togliermi perché inciso nel profondo della mia anima. Esteriormente però faccio di tutto per non sembrare un algido primario, lasciando trasparire chi c’è sotto il camice.

Che rapporto c’è per te tra felicità e successo?

ceccaroni da bambini

Ho un grande rispetto dell’idea di felicità forse perchè vedo tanta sofferenza attorno a me, così sono morigerato nell’uso di questa parola. Posso però certamente dire di essere spesso contento e di provare gioia. Anche con il termine successo tengo le distanze, preferendo definizioni meno eclatanti: ad esempio io mi sento appagato quando supero un mio limite o sono decisivo nel destino di una persona. Se mi guardo attorno vedo persone drogate di successo e ubriache di felicità; io non riesco ad essere come loro ma gioia e appagamento mi hanno dato la forza di arrivare fin qua.

L’economia classica ci ha insegnato che per raggiungere il benessere è necessario perseguire solo l’interesse personale, è così anche per te e che spazio dai all’etica nei tuoi rapporti di lavoro?

Sono pieno di difetti ma ho chiarissimo il senso dell’etica del lavoro, dell’amicizia intesa come manifestazione sublime d’amore e della lealtà dei comportamenti anche quando si combatte contro qualcuno o qualcosa. Il senso etico verso le cose e le persone con cui mi relaziono funge da faro nei momenti più difficili della mia professione. Diversamente, nelle acque così agitate della medicina e della chirurgia, è facile andare alla deriva.

Tutti parlano di crisi, ma come è davvero cambiata la tua professione in questi anni e che lezione hai imparato per migliorarti?

La crisi che ha toccato la società occidentale è una crisi di valori e di anime che ci ha abbruttito un po’ tutti. Anche la professione del medico ne ha risentito con un aumento spropositato dei contenziosi legali; parlo di risarcimenti chiesti troppo spesso per fare “cassa” a spese delle istituzioni. Il rapporto medico-paziente è fatto di fiducia reciproca: il patto che li lega a volte prevede che per salvare o proteggere qualcuno il medico debba compiere un atto “violento” sul suo corpo. Per fortuna nel mondo ci sono ancora paesi in cui il senso di riconoscenza verso il medico non è stato contaminato dagli aspetti economici.

Quale suggerimento vuoi dare ai lettori in base a quello che hai vissuto?

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Non prendetevi troppo sul serio e non smettete mai di ascoltare buona musica: potrebbe salvarvi la vita, parola di primario!
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issa schoolMarcello è istrionico e fa fatica a prendersi troppi meriti, ma finita l’intervista scopro che è anche presidente di ISSA, scuola no profit di anatomia chirurgica. I ricavati dei corsi organizzati dalla scuola sono usati per supportare progetti benefici internazionali come un ospedale in Angola o l’iniziativa “Robin Hood” in Messico che permette di operare donne indigenti nelle più moderne cliniche. Nata 7 anni fa senza alcun supporto pubblico, oggi ISSA è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, contribuendo con la sua attività a creare una nuova figura di medico: tecnicamente preparato e con un rinnovato senso etico. Come dice Marcello sulla porta “Siamo la rivoluzione cubana della chirurgia anatomica: poche decine di uomini e donne che non stanno alle regole ma le contaminano portando cultura oltre i propri confini per realizzare un progetto che ha il gusto di una splendida utopia.”

Nota: per conoscere altre storie di successo professionale ottenuto grazie a comportamenti etici, clicca sulla rubrica Storie di Etica di questo blog. 

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Alice Alessandri

Consulente e formatrice di professione mi definisco un “informatico anomalo”: laureata in Scienze dell’Informazione sin da subito mi sono indirizzata verso il settore della comunicazione interpersonale. La mia esperienza di oltre 10 anni come imprenditrice mi ha permesso di gettare le basi per quello che sarebbe diventato il mio progetto più importante, Passodue: società di consulenza e formazione che combina profitto ed etica, successo professionale e felicità. Con Alberto aiuto le aziende a compiere il loro secondo passo verso un successo fondato sull’etica e le relazioni.

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