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Tempo di lettura: 3 min

di Alberto Aleo

Adoro quest’auto eppure non sapete quante volte ho pensato di venderla. Dentro di me si svolgono continuamente “lotte” di questo genere che, a ben guardare, sono conflitti tra valori o, per dirla diversamente, dilemmi etici.

Io ho come valore la responsabilità e il senso di affidabilità che ne deriva. Mi fa sentire in colpa mancare appuntamenti, dire bugie, non rispettare la parola data. Dall’altro lato considero la libertà un valore irrinunciabile: nulla dovrebbe mettersi tra me e l’orizzonte se non ciò che è dettato dalla volontà di esprimermi al meglio. Nulla, tranne il rispetto per gli altri e, appunto, il senso di responsabilità connesso.

Dovere, disciplina, coerenza sono le forme che assume la mia responsabilità e, come è facile comprendere, spesso fanno a pugni con l’idea di essere libero da costrizioni. Tornando all’auto, alla vocina che mi suggerisce “vendila, sperimenta nuove cose, vivi altre vite, cambia” fa da contraltare un’altra che recita “sii coerente, conferma le tue scelte”. Non so mai chi abbia ragione e quale ascoltare.

Se i valori che ci animano sono davvero così in conflitto, come possiamo non uscirne lacerati e interiormente feriti?

Mi viene in mente una conversazione avuta con la Prof.ssa Mary Gentile su questi temi. Lei sostiene che, a un livello alto, nessun valore è mai in conflitto. Le idee di cui sono portatori si sommano o possono essere poste in gerarchia, ma mai in contrasto. Come può, infatti, la libertà essere davvero in opposizione alla responsabilità se entrambe parlano di scelta?

Eppure io, come immagino molti, sento dentro di me il loro confliggere. Soffro e mi confondo nell’attesa di capire quale seguire, convinto che i loro suggerimenti siano opposti e inconciliabili. Quello che davvero succede, invece, è molto più semplice.

Adottiamo valori, principi e idee sperando che elevino la nostra identità e la nostra morale. In realtà li traduciamo in comportamenti bidimensionali, la cui banalità esecutiva riduce, se non addirittura contraddice, il valore da cui dovrebbero provenire. Così succede che, per essere responsabile, decido di rimanere fedele a comportamenti ormai privi di significato, coerente non al principio ma alla sua forma. Affidabile smette di significare presente ed empatico per diventare rigido, ripetitivo, inquadrato. Dall’altro lato, l’anelito alla libertà prende la forma dell’impulsività, della scelta forzatamente fuori dagli schemi, della frustrazione per il piccolo pezzo di mondo che sono riuscito a esplorare e della nostalgia di ciò che non è stato. 

Dovrei invece contemplarne il significato e l’essenza più autentica per cogliere le sinergie che questi due valori possono attivare dentro di me ed essere così capace di fonderli in una sola voce, la mia, l’unica in grado di guidarmi nelle scelte. Questa nuova voce potrebbe, ad esempio, suggerirmi che si è responsabili della propria libertà e che non bisogna fare scelte controcorrente per esprimersi appieno, ma, al contrario, assumere su di sé il carico di ciò che siamo veramente. Non sono responsabilità e libertà a litigare, ma le loro traduzioni maccheroniche.

Dalla fisica quantistica abbiamo imparato che non possiamo conoscere le cose se ci avviciniamo troppo a esse. Anche con i valori è così.


È necessario osservarli e non avere l’ansia di tradurli subito in qualcosa di concreto, quantitativo, visibile a tutti.


Pensate all’idea di bellezza, un altro dei miei valori fondamentali. Se ci si avvicina troppo a qualcosa di bello si rischia di corromperlo. La bellezza, esperita in modo troppo ravvicinato, diventa scontata o fa scattare la brama di possesso.

La mia auto, per il momento, resta con me: a suo modo bella, a suo modo libera, a suo modo affidabile, soprattutto capace di ricordarmi tutti i valori che mi accompagnano lungo la strada.

| partem claram semper aspice |

Le foto utilizzate – là dove non siano di proprietà della redazione o dei nostri ospiti – sono acquistate su Adobe Stock e IStockPhoto o scaricate da piattaforme come UnSplash o Pexels.

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Passodue, studio di consulenza e formazione, nasce nel 2012 dalla volontà di Alice Alessandri e Alberto Aleo di unire le loro esperienze per dare una svolta alla vita personale e professionale. Il progetto è basato sull’idea di cambiare la forma mentis del mercato rispetto ai concetti di “vendita”, “marketing” e “leadership” dimostrando che fare business eticamente si può e può essere assolutamente efficace.

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