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Tempo di lettura: 3 min
Lo so che i più maliziosi a leggere il titolo avranno pensato male, voglio rassicurarvi subito questo articolo non sarà scandaloso, anzi parlerà di qualcosa di molto innocente facendo riferimento a quel lato infantile – mai veramente sopito – che ognuno più o meno consapevolmente possiede.
L’auto che guido, ispiratrice di tutte le riflessioni contenute nella rubrica spider stories che state leggendo, è chiaramente un giocattolo per adulti. Possederla, guidarla o solo osservarla mi dà gioia perché riattiva una dimensione ludica alla quale non so rinunciare.
La mia storia di “giocatore” a tempo pieno si è interrotta troppo presto. Sono nato a maggio e sono anche andato a scuola un anno prima. Tutti i miei compagni erano più grandi di me di quasi due anni. A questo si aggiunge che ho un fratello maggiore con cui ho sempre condiviso amicizie e frequentazioni, persone che inevitabilmente erano più vicine alla sua età che alla mia. Ciò ha comportato che quando “loro” si sentivano già troppo adulti per videogiochi, trenini e Big Jim anche io ho dovuto accantonarli, pur avendo una voglia tremenda di continuare a giocare.
Smettere di farlo è stato davvero un peccato, sospetto anzi che mi abbia creato dei veri e propri traumi cui, inconsciamente, ho provato a rimediare facendo scelte, acquisti e prendendo decisioni chiaramente irrazionali ed errate ma la cui “utilità” era solo quella di nutrire il bambino voglioso di inventare, sperimentare, immaginare, emozionarsi e tutte le altre cose a cui il gioco serve.
Oggi con il gioco ho un rapporto più consapevole e … adulto. So, ad esempio, che ci sono alcuni giochi più pericolosi di altri e che il gioco e la “vita vera” (qualunque cosa questo significhi) possono convivere ma non sovrapporsi. C’è moltissima gente in giro che non sa giocare responsabilmente, come predicano certe pubblicità progresso, alienandosi in ludopatie che hanno il sapore di fughe dalla realtà.
In effetti praticare il gioco in modo sano per molti non è così facile. Le persone, soprattutto se ricoprono ruoli di responsabilità e hanno ambizioni carrieriste, pensano che sottrarre tempo alle attività produttive, dedicandolo al gioco e al divertimento, le allontani dai risultati.
Tale idea deriva da una visione quantitativa del lavoro e del successo che da esso eventualmente può derivare. Il pensiero dominante sembra essere “se mi impegnerò tanto accumulerò molto”.
Nel tempo ho capito che questa visione non mi appartiene più. Per me produttività, risultati e successo hanno più a che fare con la qualità di ciò che facciamo piuttosto che con la quantità.
E il gioco ha proprio la capacità di restituirci tempo di qualità, attivare in noi la dimensione della creatività, del benessere, ricordarci le cose che desideriamo, ciò che ci piace e motiva, finanche i valori in cui crediamo che attraverso esso prendono forma.
Non voglio fare un discorso buonista o superficiale sostenendo che bisogna lavorare meno e rallentare, anche se ovviamente non ho nulla contro chi lo fa. Dico soltanto che, letteralmente, almeno secondo la mia esperienza, giocando si diventa più produttivi, si hanno nuove idee, si diventa meno rigidi attirando nuove relazioni, si placano e controllano meglio pulsioni interiori che altrimenti ci farebbero deviare dagli obiettivi senza accorgercene.
Personalmente vivo le mie giornate come dei sandwich, dove inserisco una “fetta” di lavoro serio tra due “strati” di gioco.
Quest’auto è uno di quegli strati. Inizio le mie giornate lavorative guidandola, con il mio bambino interiore che fischietta sentendosi al tempo stesso felice e libero, e le chiudo ancora una volta stringendone il volante tra le mani, il più delle volte avendo dentro una sensazione di appagamento e gratitudine verso il mio lavoro, non fosse altro perché mi ha permesso di possederla.
Consiglio a tutti di scegliere con cura i propri giocattoli, selezionare, se il caso, dei compagni di gioco e cimentarsi in questa attività “seriamente” per vedere cosa succederà al resto della vostra vita. Almeno provateci, il massimo che può succedere è che vi sarete divertiti un po’.
| partem claram semper aspice |
Le foto utilizzate – là dove non siano di proprietà della redazione o dei nostri ospiti – sono acquistate su Adobe Stock e IStockPhoto o scaricate da piattaforme come UnSplash o Pexels.
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