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di Marco De Angelis

Sono un essere umano primitivo nella Savana. Vedo, lontano, un altro essere umano, che non riconosco, nel mio territorio, dove io trovo il mio cibo. Non ho ancora un linguaggio articolato e sufficiente per comunicare con qualcun altro, tantomeno a distanza (non esiste ancora Linkedin, internet e curriculum). Che tipo è? Lo posso capire solo da quello che vedo. Grazie alla pratica dei passati due milioni di anni lo so fare abbastanza bene. Lo faccio cogliendo le caratteristiche della sua postura, l’unica fonte, a questa grande distanza, di qualche informazione. 

Dalla sua postura e dal suo portamento intuisco se il mio simile è forte. Se è forte è sano. Se è forte e sano lo è perché mangia bene (non esistono ancora palestre e integratori). Se mangia bene sa come procurarsi il cibo e quindi è intelligente. Il suo curriculum è ora completo. Mi avvicino con rispetto, cerco di stringere alleanza, sono disposto ad uno scambio, seguirò con fiducia le sue indicazioni, accetterò le sue proposte.

Ora vedo un altro essere umano, anch’egli sconosciuto, nel mio campo visivo.

Questo invece avanza un po’ curvo e dal suo portamento intuisco che non è in forze, probabilmente malaticcio. Se non è in forze e magari malaticcio vuol dire che non sa mangiare (non esistono ancora le sedie, né le poltrone, né, tantomento, sigarette e alcool). E se non sa procurarsi il cibo in maniera adeguata vuol dire che è anche poco intelligente. Mi avvicino sicuro della mia superiorità, fisica e mentale, non mi fiderò se mi proporrà qualche scambio, non accetterò le sue proposte. 


La postura altrui rappresenta, in estrema ma significativa sintesi, la qualità dello stile di vita della persona con cui sto per interagire.


postura

La postura: linguaggio Pre-Verbale

Questo linguaggio che io chiamo “pre-verbale, ossia utilizzato per due milioni e mezzo di anni (da quando è nato l’uomo) prima di inventare le parole, per quanto possa sembrare strano è ancora validissimo; ed è ancora oggi “pre-verbale”, in quanto viene messo in atto in qualunque incontro tra due persone prima di parlare e di ascoltare. Le informazioni in esso contenute arrivano in anticipo rispetto al linguaggio non-verbale e para-verbale, con messaggi dal significato molto profondo che riguardano lo stile e la qualità di vita.


Ancor oggi qualunque interazione dove sono in gioco interessi concreti, come in un ambito professionale, muove i primi passi dall’impressione che la postura dell’altro mi dà.


L’altro mi propone l’acquisto di pesce, frutta e verdura, automobili, azioni, servizi,…o anche la condivisione o l’accettazione di concetti? Gli crederò di più se la sua postura mi comunica, come avrebbe fatto milioni di anni fa tra i  nostri antenati, che è una persona “di valore”, di cui fidarsi.

L’esempio più eclatante è nell’ambito militare dove il “petto in fuori e pancia in dentro”, così come la vistosa andatura della marcia, è la sintesi di una postura “valorosa”, che prima di essere una minaccia è un segnale per indicare che una certa persona e un certo gruppo è più degno di comandare di un altro o, nell’ambito dello stesso gruppo, che vi è un rango da rispettare.

Se vogliamo questo modo di comunicare è anche pre-umano. In un branco di lupi infatti la posizione della coda di ciascun membro, che va dal verticale in alto al verticale in basso (“tra le gambe” come si dice in gergo), indica con precisione il suo grado nel gruppo.

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Photo by Weston Eichner on Unsplash

In scena! Comunicare attraverso la postura


La postura e la psicologia di una persona vanno di pari passo. Vi è una incredibile osmosi, comunicazione continua, tra l’atteggiamento corporeo e quello mentale.


Pensiamo ad esempio alla postura che assume un soggetto nel corso di un lutto o di una momentanea condizione negativa; oppure, viceversa, a quella che assume chi ha raggiunto un brillante risultato o si sente pienamente soddisfatto.

Nel cercare di assumere una postura e un portamento migliori (con la prima si indica di più la condizione statica, sia in piedi che da seduti, con il secondo si indica la condizione dinamica, tipicamente nel cammino) non si tratta di “fingere” di essere più valorosi e di stare meglio psicologicamente.

Ciascuno di noi è, può essere, più persone. Si tratta quindi di vivere al meglio, consapevolmente, ciò che siamo in quel momento e di farlo partendo dall’atteggiamento fisico, dalla postura appunto. Non risolveremo i problemi, ma li affronteremo da una prospettiva diversa, da una posizione di maggior forza.

Da dove iniziare? Tranne che non abbiate una situazione muscolo-scheletrica compromessa, non c’è bisogno di lunghe ed estenuanti sedute di ginnastica posturale. Per migliorarsi basta partire da un semplicissimo esercizio da mettere in atto al mattino e, possibilmente, anche più volte al giorno.

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Photo by Kyle Head on Unsplash

La postura come bussola del sé

Dobbiamo dare un riferimento spaziale al nostro sistema di controllo posturale, la cui bussola ha come principale asse magnetico la verticale, lungo la quale agisce l’attrazione di gravità (la postura in realtà è l’attivazione a riposo dei muscoli antigravitari) e per farlo utilizzeremo la verticale di una parete.

Appena sceso dal letto andrò ad appoggiarmi con la schiena ad un muro, con i talloni vicini alla parete e ripeterò questa sequenza di azioni, dall’alto al basso:

  1. Appoggiare la nuca al muro, senza alzare il mento (arretrando quindi la testa).
  2. Tenere basse e rilassate le spalle.
  3. Extraruotare le braccia (non i soli avambracci) e, poggiando il dorso del braccio, dell’avambraccio e della mano al muro, spingere leggermente contro la parete.
  4. Spingere il petto in avanti-alto, come a sentire maggiormente il contatto con il pendaglio di una collana.
  5. Ritirare all’interno la parte bassa dell’addome, sotto l’ombelico (magari contraendo anche i muscoli del pavimento pelvico).

Tratterrò la posizione per almeno una trentina di secondi, respirando regolarmente e preferibilmente con il torace.

In questo modo ho attivato i centri nervosi dei muscoli posturali involontari. Questa attivazione permarrà e, se cercherò di ripetere l’esercizio più volte al giorno, sarà sempre più facile rendere automatica la giusta postura. 

Partiamo da una corretta postura statica (da provare poi anche dinamicamente) e facciamola nostra, rendendola sempre più naturale e spontanea. 

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Da una buona postura non deriva soltanto un più corretto modo di comunicare con gli altri ma soprattutto una piacevole sensazione di maggior controllo dell’ambiente esterno e anche di quello “interno”, con benefici effetti psicologici che incidono sulla sicurezza di sè e sullo stress. 
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| partem claram semper aspice |

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Questo articolo ha un commento

  1. Buongiorno,
    come sempre molto interessante ed utile per migliorarsi.

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