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I consigli di Diario di un Consulente per le vostre letture

Leggendo per il Diario: Il Ritorno della Strategia – Diventare Leader

di Marco Lucarelli

cynthiamontgomerySiete in libreria, davanti agli scaffali dei libri di management. Cercate un testo nella categoria, “crescita professionale”, volete migliorarvi, imparare ad essere un leader (n.d.r. se ti interessa l’argomento leadership visita anche la nostra pagina dedicata), a motivare i vostri collaboratori o comunicare più efficacemente.

Cominciate a scorrere i titoli, avrete delle difficoltà a trovare il titolo giusto: steve jobs, bill gates, mark zuckerberg, richard branson, jack welch, …stop. E se io non fossi come steve jobs?

O meglio, sono un manager ma potrei anche non essere nell’empireo dei geni del business, quelli che hanno rivoluzionato il mondo. Voglio solo essere un buon manager e generare profitti per la mia azienda.

E’ di moda, nella letteratura manageriale attuale, narrare le gesta del Grande Leader, della personalità carismatica, irripetibile che ha cambiato il modo di fare business e rivoluzionato il mercato.

leader

Fin qui tutto bene, c’è molto da imparare da queste grandi lezioni. Ma viene il dubbio, è stato solo il quoziente intellettivo, la genialità, la capacità di lavoro no limits a fare entrare queste persone nella storia del business?

Leggendo questi libri vi verrebbe da pensare di sì ma in realtà le cose non stanno così o meglio non solo così come ci spiega “Il ritorno della strategia. Diventare il leader di cui la vostra impresa ha bisogno” di C.A. Montgomery (Rizzoli Etas).

C’è un mito da sfatare, quello del manager invincibile, attratto dalle difficoltà insormontabili, sprezzante, deciso, determinato nel superare se stesso.

Certo, tutte caratteristiche queste che possono aiutare un leader a raggiungere il successo per sé e per la propria organizzazione. Ma quanti leader di successo hanno fallito in contesti differenti? Cosa hanno sbagliato? O meglio perché alcuni leader, alcune aziende hanno avuto successo? Questo libro lo spiega in modo chiaro.

Il ritorno della strategiapic3

Le aziende di successo si sono concentrate su alcuni punti fondamentali:

  1. Obiettivi
  2. Contesto
  3. Direzione

Obiettivi (e loro esplicitazione)

Chiaro focus su quali sono gli obiettivi che un leader, un’azienda, un’organizzazione vogliono perseguire. Sembra banale ma leggendo questo libro vi renderete conto che così non è. Lasciate stare frasi generiche legate alla remunerazione degli azionisti, soddisfazione del cliente, qualità eccellente e diventare leader di mercato. Va tutto bene ma nel concreto?

Nel concreto, le aziende di successo hanno saputo esplicitare in modo chiaro cosa fanno e come lo fanno. Di conseguenza hanno messo nero su bianco anche cosa non fanno e qual è il loro perimetro di azione.

Alcuni esempi: IKEA, Gucci, Apple. Aziende che hanno chiarito in poche semplici frasi qual è il loro modo di agire nei confronti dei consumatori e quali obiettivi tutta l’organizzazione debba perseguire.

Ecco l’importanza di un obiettivo chiaro, dire al mercato che cosa si fa, come si fa ed internamente cosa i propri collaboratori devono fare e come. Non avete più bisogno di fumose mission, vision o altro. Stop.

Contesto

pic2Come abbiamo detto sopra, il concetto di leader carismatico porta con sé la falsa illusione che il successo di un’organizzazione si basi solo sulla capacità imprenditoriale dei loro leader, in grado o meno di affrontare le sfide che il mercato impone. Non basta.

E’ ora di rileggere Michael Porter e di parlare nuovamente di strategie manageriali e di forze competitive. Le aziende di successo hanno capito quali forze influenzano la loro sfera di attività (competitor, regolamentazione, ambiente,…).

Aziende che hanno ben chiara qual è la loro “ruota della strategia” e quali sono i “raggi” che ne influenzano il movimento. Cos’è una “ruota della strategia”? Leggete questo libro per capirlo.

Direzione

Il leader non deve entrare nei dettagli dell’operatività quotidiana. E’ vero, l’attrazione del “fare e subito” rappresenta un richiamo all’azione molto forte per i leader. Ma il vero compito dello stratega, oltre a quello di fissare obiettivi e “paletti” entro i quali muoversi è anche quello di tenere dritta la barra del timone.

Indicare e mantenere la direzione interpretando i segnali deboli (comportamenti di consumo, tendenze, mosse dei competitor, livelli produttivi e qualitativi, …) da cogliere prima che trovino impreparata l’organizzazione.

pic1Perché leggerlo

Se vi siete persi nel mare di storie di successo e di grandi leader, se avete bisogno di ristabilire il buon senso ed il senso di direzione all’interno delle vostre organizzazioni, questo libro vi aiuterà a ritornare con i piedi per terra.

Leggendo per il Diario: “Power Brand” creare e portare al successo un marchio

di Marco Lucarelli

Jesko Perrey marco mazzùDifficile ammetterlo ma è così, noi vogliamo essere quello che indossiamo, guidiamo. Vogliamo essere quello che compriamo. Sì, perché indossare un capo di Tommy Hilfiger o di Prada ci fa entrare virtualmente in mondi diversi, desideriamo che le persone ci vedano come appartenenti ai quei mondi, con un certo stile di vita.

Pensate sia un meccanismo psicologico troppo complesso? Aspettate a dirlo prima di aver letto questo libro di Jesko Perrey e Marco Mazzù “Power Brands. Creare, portare al successo i propri brand“, (Rizzoli ETAS).

I due autori, manager della prestigiosa società di consulenza McKinsey, ci spiegano con un linguaggio chiaro e corredato da case-histories, come i brand influenzino le nostre scelte d’acquisto, tutti i giorni.

Sì, lo so. Direte voi, è una cosa stantia quella dei “persuasori occulti”. Chi è, ai giorni nostri, che ancora si lascia influenzare dalla pubblicità e dai mondi fantasiosi che questa ci propina? Siamo tutti più colti, informati, no-logo. No, noi no ci caschiamo. Forse.

“Power Brands” ci spiega come le marche influenzino quotidianamente le nostre valutazioni d’acquisto. Con le opportune distinzioni ovviamente. Nel comprare un’automobile, la valutazione del marchio sarà certamente superiore a quando dobbiamo acquistare un genere di consumo. L’acquisto di un’automobile implica infatti un esborso economico impegnativo, diventa una scelta importante dove i ripensamenti possono essere molto costosi. Per questo si analizzano, prima dell’acquisto, una serie di parametri “oggettivi” quali il costo, l’affidabilità, le prestazioni e molto altro sulla base delle proprie esigenze. Ma l’auto, inutile dirlo, è anche un biglietto da visita. Sia che compriate un coupè od una super-economica, prima dell’acquisto avrete certamente pensato a come vi farà apparire agli altri. Ammettetelo!

Quanto ci siamo detti sull’automobile vale a maggior ragione per i capi di abbigliamento, per l’arredamento della casa, per il tipo di vacanze che scegliamo. La lista è molto affollata.

brandQuindi, se siete dei brand manager o in senso più generale vi occupate di marketing, questo libro vi spiegherà perché i brand più famosi sono così famosi e le ragioni del loro successo. Successo che non è attribuibile solo alla creatività come le agenzie di pubblicità vorrebbero farci credere. Certo l’innovazione nella creatività è un elemento distintivo, farà parlare del vostro prodotto, porterà i suoi valori di recall (quanto i consumatori ricordano il nome di un determinato brand) vicini al 100%. Ma quante di quelle persone che hanno visto lo spot entreranno fisicamente in un negozio e porteranno a termine l’acquisto?

Per troppo tempo si è ritenuto che il tasso di ricordo di una comunicazione pubblicitaria fosse indice di successo commerciale di un prodotto.

Questo libro di Perrey e Mazzù ci riporta esempi di prodotti con forti budget pubblicitari, molto apprezzati dal pubblico potenziale ma che sono stati ritirati dal mercato subito dopo il lancio. Invenduti.

Per avere successo un brand manager deve affiancare alla comunicazione, un’attenta analisi ed una costruzione di prodotto ineccepibile. Concetto questo che gli autori del libro “Power Brands” riassumono nelle attività di Art, Craft e Science.

  • Art – Impegno costante sul proprio modo di comunicare al mercato
  • Craft – Attenzione maniacale alla costruzione del prodotto ed a tutti i punti di contatto con i clienti
  • Science – Dati da analizzare, interpretare e trasformare in azioni tempestive

Questo libro, inoltre, ci fornisce un messaggio forte:

Un prodotto non deve essere per tutti ma per un segmento specifico di mercato.

Quindi segmentazione è la parola chiave: identificare quei mercati, quel pubblico potenziale di consumatori al quale rivolgere il nostro messaggio.

Il fatto che il nostro prodotto sia conosciuto da tutti ma non acquistato potrà farci vincere il primo premio per la migliore creatività dell’anno, ma alla fine è il conto economico è quello che conta!

Perché leggerlopower brands

Se, leggendo i tradizionali testi dedicati al brand e alla comunicazione, vi era rimasto sempre il dubbio di come la pubblicità si trasformi in comportamento d’acquisto, questo libro vi fornirà le risposte.

Non è una questione di creatività a fare la differenza, o meglio non solo. E’ una faccenda soprattutto di analisi e metodo. Capirete così come le agenzie pubblicitarie non possano, da sole, determinare il successo del vostro prodotto ma sia necessario un lavoro più complesso, di analisi e controllo dei risultati che coinvolge tutta l’organizzazione.

Note della redazione: diariodiunconsulente.it ritorna il 29 Agosto ma potrete continuare a seguirci sulla pagina Facebook. Alberto e Alice e tutti gli autori vi augurano un’estate fantastica!

LeggenDo per il Diario: “Come le imprese di successo hanno superato la crisi”

di Marco Lucarelli

Salvatore GarbellanoQuesta crisi ha colpito duro. Lo testimoniano le fabbriche chiuse, i magazzini vuoti e il numero di disoccupati. Nonostante questo, alcune aziende hanno resistito, si sono evolute, hanno conquistato nuovi clienti e aumentato il fatturato proprio durante la crisi. Salvatore Garbellano, docente del Politecnico di Torino, racconta la storia di queste aziende eccellenti nel libro “Come le medie imprese di successo hanno superato la crisi” (Franco Angeli editore, 176 pagine). Una storia fatta da aziende lungimiranti, con una vision di lungo periodo che hanno creduto nella crescita e hanno portato avanti una serie di azioni strategiche:

  • arricchimento del portafoglio prodotti;
  • innovazione tecnologica e di design;
  • internalizzazione delle competenze e del know-how strategico prima delegato in outsourcing;
  • presidio della relazione con il cliente.

Aziende eccellenti che hanno rivisto anche il ruolo della funzione vendite che ha dovuto:

  • evolvere da semplice fornitore la cui competitività si basa solo sul prezzo a fornitore di soluzioni chiavi in mano;
  • “osservare e comprendere meglio i comportamenti del cliente, i suoi desideri, le sue frustrazioni, delusioni, difficoltà nei processi di acquisto e di utilizzo”.

In pratica, queste aziende sono passate da essere imprese di sola vendita a imprese di servizio. Si sono fatte carico della crisi, risolvendo i problemi dei loro clienti cambiando radicalmente anche il modo di vedere il venditore. Non solo sorrisi e strette di mano ma uno spirito di servizio teso a fare “bella figura con il cliente”, un mix di orgoglio personale e professionale, un senso di appartenenza aziendale per costruire reputation e marchi vincenti.

venditori e team

Oltre a questo anche un forte lavoro in team tra venditori, Ricerca&Sviluppo e progettazione. Non più una sola logica a compartimenti stagni dove il venditore, sotto la pressione del budget da raggiungere e della crisi prende l’ordine e lo gira alla produzione spesso senza averne verificato la piena fattibilità. Magari innescando un processo che termina con la consegna al cliente del prodotto errato. Il team deve lavorare insieme al cliente per co-progettare il prodotto, ritagliarlo su misura e consegnarlo esattamente quando e dove il cliente ne ha bisogno.

Perché leggerlocome le medie imprese di successo hanno superato la crisi

Questo libro ci ricorda come anche nelle imprese di manufacturing, dove l’aspetto produttivo è predominante, siano fondamentali relazioni di stima e fiducia. Tanto maggiore sarà la fiducia reciproca tra venditori e team interno e tra venditori e clienti, tanto più alto sarà il livello d’innovazione di queste imprese, sempre più capaci di cogliere le opportunità che si presentano sul mercato. D’altronde, la fiducia è un prerequisito per acquisire nuovi clienti, lo dimostrano queste aziende d’eccellenza che sono riuscite a fare business, nonostante la crisi.

 

LeggenDo per il Diario: “Autopsia della Vendita” di Dan Seidman

Libro: Autopsia della vendita Dan Seidmandi Marco Lucarelli

Di libri sulla vendita ne esistono un’infinità. Tutti vi spiegheranno come diventare il più grande venditore del mondo, come incantare i potenziali clienti e diventare ricchi come mai avete immaginato. Però, nel leggere queste tecniche segrete comunicate in via del tutto eccezionale nell’ultimo best-seller del guru delle vendite, forse vi sarete posti una sola, unica, banale domanda. Ma io comprerei un qualunque prodotto o servizio da un venditore così? La risposta è no.

No, perché spesso questi libri sulla vendita di successo sono concentrati troppo sul venditore, sul suo saper essere, sulla sua capacità di convincere a prescindere dal proprio interlocutore. Un venditore di successo è un guerriero che attacca con le parole il potenziale cliente e lo convince all’acquisto, a prescindere dal fatto che questo abbia espresso o meno un reale desiderio d’acquisto. Il trucco è nel sapere vestire, nel sorriso sempre smagliante, nella stretta di mano sicura, nell’apparire un vincente. Perché i clienti comprano solo dai vincenti o da quelli che sembrano tali. Questa è una vendita che poteva andare bene negli anni del boom economico, dove consumatori desiderosi di acquistare non si ponevano troppe domande in un clima economico generale di benessere. Inoltre, gli unici mezzi per conoscere il prodotto erano la pubblicità tradizionale e le visite dei venditori.

Meno chiacchiere, più ascolto: la vecchia scuola è finita

È come se per vendere dovessimo pensare meno alla vendita, da chiudere a tutti i costi, quanto alle esigenze del cliente. Solo l’attento ascolto può portare a una transazione commerciale reciprocamente soddisfacente, sia per il cliente che per il venditore. Ma soprattutto parliamo meno e facciamo parlare in prevalenza il cliente. Dimentichiamoci dei venditori chiacchieroni, fanno perdere solo tempo al cliente, tempo che ormai è un bene sempre più prezioso. Dimostriamo rispetto per il tempo del nostro interlocutore.

Usare il silenzio, avreste mai pensato di sentire nominare così spesso questa parola in un best seller sulla vendita? Imparate l’arte del tacere, ascoltate e fate domande critiche. Aiutate il cliente ad acquistare.

Il libro Autopsia della vendita – 50 tragici errori che hanno ucciso l’affare (ma anche i consigli per rianimarlo) di Dan Seidman (Rizzoli Etas) non vi dirà di ascoltare tutti ma di farlo solo con i clienti di “valore”. Quelli che vi offrono prospettive di guadagno maggiori e che non vi faranno perdere tempo. E’ importante riuscire e concentrarsi su un target definito di clientela potenziale.

Concentratevi sui problemiConcentratevi sui problemi

Inoltre, la vecchia scuola dei venditori d’assalto ci raccontava che per vendere dovevamo sembrare dei “vincenti”, concentrarci sui benefici offerti dai nostri prodotti, pensare positivo. L’autore di questo libro, invece, ci dice che una vendita si raggiunge, come abbiamo detto sopra, ascoltando il cliente e facendolo parlare dei suoi problemi attuali, di cosa non va con il prodotto o servizio da lui utilizzato fino a quel momento.

Formazione continua

Altro segno del cambiamento nella figura professionale del venditore è quello della formazione continua. Non più un venditore brillante ma ignorante, solo “chiacchiere e distintivo”. Per affrontare sullo stesso livello il “nuovo” cliente è necessario un “nuovo” venditore (n.d.r. prova a fare qui il test per scoprire quanto è nuovo ed etico il tuo approccio alla vendita). Perché oggi, i migliori professionisti della vendita, investono senza riserve in tutti gli aspetti del loro mestiere. Senza superficialità, vendere è un’autentica professione.

Dan Seidman, Autopsia della Vendita – 50 tragici errori che hanno ucciso l’affare, Rizzoli

Dan Seidman

L’autore | Dan Seidman è un conferenziere, consulente e formatore di fama mondiale. Il suo libro più famoso è “The Ultimate Guide To Sales Training” (Pfeiffer, 2012), considerato una vera e propria enciclopedia della vendita. Dan è stato oltretutto un campione olimpionico di basket, disciplina nella quale ha conquistato ben 3 ori. Ha anche alle spalle una carriera giornalistica. Vive a Barrington in Illinois con la moglie e i tre figli.

LeggenDo per il Diario: “Non temete per noi” di Mario Calabresi

di Dolores CarnemollaNon temete per noi

Cari lettori di LeggenDo, incontrare un libro è come incontrare qualcuno. A volte può essere la persona giusta ma il momento ed il luogo possono essere sbagliati. Altre volte invece la persona ed il momento sono quelli giusti e tu pensi “avrei fatto meglio ad incontrarla prima”: è quello che è successo a me con questo libro di Mario Calabresi “Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa” che ho letto per l’ultimo appuntamento di quest’anno con la rubrica di consigli di lettura di Diario di un Consulente.

La paura di diventare grandi

Un libro che parla di “ragazzi che non hanno avuto paura di diventare grandi”. I ragazzi in questione sono gli zii dell’autore cioè il giornalista Mario Calabresi (che proprio in questi giorni ha lasciato la direzione de La Stampa per passare a Repubblica n.d.r.). Si chiamano Gianluigi Rho e Mirella Capra, sono da poco laureati in medicina e appena sposati quando negli anni settanta partono da Linate, con un aereo che trasporta i missionari, verso l’Africa dove sarebbero rimasti cinque anni. L’idea del libro, e di raccontare la paura di crescere attraverso una storia familiare, nasce dall’incontro di Calabresi con duecento studenti della sponda piemontese del Lago Maggiore: “Alla fine dell’incontro mi avvicina un ragazzo timido, che non voleva parlare davanti a tutti, e mi dice: ‘Ma davvero pensa che la nostra scelta individuale possa fare una qualche differenza nelle nostre vite? Io, come me tutti i miei compagni, credo che le condizioni esterne siano molto più forti di qualunque sogno e di qualunque volontà, e che l’unica strada sia la fuga da questa Italia. Siamo nati nel tempo e nel luogo sbagliato”. “Questo libro – racconta l’autore – è nato quella mattina. Le domande, lo scetticismo e lo scoraggiamento di quei ragazzi mi hanno tormentato, e allora sono andato a cercare le risposte e gli antidoti. La prima risposta l’avevo sotto gli occhi fin da quando ero bambino e dovevo solo andare a ritrovarla”. E’ così che Calabresi decide di raccontare la storia degli zii medici.

Una vita meravigliosa inseguendo i sogni

bambina con zainoLa narrazione prende le mosse da un elenco particolarissimo: “La lista di nozze comprende 22 letti per adulti, 9 lettini per bambini, culle per neonati, lenzuola, elettrocardiografo, microscopio, lettino operatorio, lampada operatoria, attrezzi per la chirurgia”. Deve servire ad arredare la nuova casa di Mirella e Gianluigi, un minuscolo ospedale in mezzo a una savana molto arida, terra rossa e pochi arbusti spinosi, nel Nordest dell’Uganda. Nessuno regala servizi di piatti o cornici d’argento, le uniche eccezioni due valigie e una sacca rotonda che per anni saranno le loro compagne di viaggio. Alla vigilia della partenza scrivono una lettera di ringraziamento (erano stati raccolti 4 milioni e mezzo di lire, 40.000 euro di oggi): “Con questa somma si è potuto provvedere all’attrezzatura completa del primo reparto dell’ospedale di Matany. Vi siamo grati perché col vostro gesto avete dimostrato di capire il senso profondo della nostra scelta”. L’ospedale non esiste ancora e quel posto, chiamato Matany, Mirella e Gianluigi non l’hanno neanche mai visto, è solo un cerchietto rosso su una cartina. Mirella, il 15 luglio 1970, dopo la prima visita all’ospedale in costruzione, scrive una lettera a casa in cui, dopo aver evidenziato una lunga lista di problemi, conclude: “Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa“.

Mario Calabresi ha scelto di raccontare questa storia, intercalandola con quella di altri italiani semplici e coraggiosi, perché è necessario provare a dare risposte allo scoraggiamento di tanti ragazzi che si chiedono se valga ancora la pena coltivare dei sogni. Leggete questo libro perché farete un regalo a voi stessi, prendendo coscienza di quanto sia importante, nelle scelte di ogni giorno, come in quelle straordinarie e spesso più difficili, valutare oggettivamente i pro e i contro ma anche lasciarsi andare agli slanci del cuore, per non avere paura di diventare grandi. Perché come dice lo stesso Calabresi nel libro “i semi di speranza producono sempre frutti”.

Mario Calabresi, Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa, Mondadori

Mario_Calabresi

L’autore | Mario Calabresi è un giornalista e scrittore figlio del commissario Luigi Calabresi, assassinato nel 1972 (quando Mario aveva solo due anni). Dopo una carriera giornalistica che lo ha visto corrispondente all’estero e commentatore per le più prestigiose testate italiane, il 22 aprile 2009, a 39 anni, è nominato direttore de La Stampa. Dal 15 gennaio 2016 sostituirà Ezio Mauro alla direzione di La RepubblicaÈ autore di Spingendo la notte più in là (2007), libro dedicato alle vittime del terrorismo (dal quale è stato tratto uno spettacolo teatrale interpretato da Luca Zingaretti). Nel 2002 insieme a Francesca Senette e Andrea Galdi è stato insignito del Premio Ischia di giornalismo in ricordo di Angelo Rizzoli, riservato ai giornalisti under 35 e nel 2003 di quello intitolato a Carlo Casalegno. Il 18 gennaio 2011 gli è stato assegnato il Premio “È giornalismo”. È sposato con Caterina Ginzburg, nipote di Natalia Ginzburg, e ha due figlie gemelle.

LeggenDO per il diario: “ Il gusto di lavorare” di Warr & Clapperton

NZOdi Dolores Carnemolla

Cari amici di LeggenDo e di Diario di un consulente, ben ritrovati dopo la pausa estiva! Settembre si presta ad essere il mese dedicato al rinnovamento dei buoni propositi e alla ripresa del lavoro che, dopo anche solo qualche giorno di intervallo, non è mai semplice. Serve un incoraggiamento a partire con una marcia in più e può darvelo, come l’ha dato a me, questo libro scritto da Peter Warr e Guy Clapperton: Il gusto di lavorare. Soddisfazione, felicità e lavoro (il Mulino).

La dimensione positiva del lavoro

Cercando un titolo che racchiudesse un concetto positivo accanto a quello dei lavoro sono stata coinvolta, con grande curiosità, nella lettura di queste pagine. Come è dichiarato in quarta di copertina questo volume evidenzia la dimensione positiva dell’esperienza lavorativa quotidiana. Gli autori mettono in risalto i fattori situazionali e individuali in grado di potenziare la capacità delle persone di progettare e realizzare una vita lavorativa orientata al benessere, rafforzandone la resilienza, valorizzando il ruolo delle esperienze positive e delle interazioni sociali costruttive. Un tema assai rilevante non solo per i lavoratori ma anche per le organizzazioni e per il sistema sociale nel suo complesso. Gli stessi autori suggeriscono di utilizzare il testo come esercizio di auto-riflessione.

L’importanza delle emozioni

La novità di quanto teorizzato e dimostrato nel libro sta nel riconoscere l’importanza delle emozioni positive e negative nel contesto lavorativo: parlare di gioia, felicità, passione, imbarazzo, gelosia, vergogna, implica una forte apertura verso aspetti della vita lavorativa che sono stati per troppi anni assai marginali nella riflessione e nella ricerca ad essa relativa. Le emozioni rappresentano una sorta di tessuto connettivo che lega gli scopi organizzativi alle persone e ai gruppi, influenzandone le prestazioni. Secondo gli autori, investire nella competenza emozionale dei manager costituisce un arricchimento dei ruoli dirigenziali, con risultati positivi anche rispetto alla ricerca di un equilibrio tra esperienza lavorativa e vita privata.

Cambiare per migliorare 

Il libro è una sorta di mappa che aiuta il lettore ad orientarsi in un percorso di cambiamento e di miglioramento: affronta il tema della motivazione, della felicità nel suo complesso, fornisce uno sguardo sulle caratteristiche quotidiane che sono fondamentali per lo stato di benessere o malessere ed i capitoli finali convertono i temi chiave affrontati in possibili azioni.

Gli autori esortano il lettore a confrontare il proprio lavoro con i propri desideri, ad osservare se stesso, ad individuare i suoi stili di pensiero e i possibili cambiamenti al modo di pensare, ad interrogarsi sui modi per migliorare il proprio lavoro e sui modi per ampliare la propria prospettiva. Pongono l’attenzione sulla considerazione che probabilmente si sta peggio se si pensa costantemente ad altre persone che sono in una posizione migliore della nostra, se si continua a rimuginare su quanto le cose sarebbero potute andare meglio, o se si parte con aspettative irrealistiche o eccesive. Le persone felici spesso fanno l’opposto: pensano a quanto gli altri stiano peggio di loro, a come le cose sarebbero potute andare in maniera più spiacevole e hanno aspettative moderate ma stimolanti. Così due persone nella stessa situazione di lavoro possono sentirsi rispetto ad essa in modo differente: hanno stili di pensiero diverso ed interpretano lo stesso mondo in modi differenti.

Cosa si può fare per sentirsi più felici sul lavoro? Prima di tutto si può cominciare a leggere questo libro!

Warr Peter – Clapperton Guy, Il gusto di lavorare. Soddisfazione, felicità e lavoro, Il Mulino

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Gli autori |Peter Warr è professore emerito nell’istituto di Psicologia del Lavoro dell’Università di Sheffield. Guy Clapperton, giornalista, è scrittore e divulgatore scientifico nel campo dell’economia, delle tecnologie e dei media.

LeggenDO per il diario: “Romanzi per i Manager” di Varanini Francesco

di Dolores Carnemolla

Diapositiva600x8007-225x300Cosa c’entra Don Abbondio con il management? È presto detto perché il matrimonio tra letteratura e management s’ha da fare!

Questa volta, cercando un libro da recensire per la rubrica LeggenDo, ho trovato per me e per voi Romanzi per i manager di Francesco Varanini pubblicato nel 2000 da Marsilio e oggi disponibile solo in ebook. Già l’introduzione è stata illuminante: si legge che il Principe di Condé – come racconta Manzoni nel secondo capitolo de I Promessi sposi – dormì profondamente la notte prima della battaglia campale, tranquillo, perché “aveva già dato tutte le disposizioni necessarie e stabilito ciò che dovesse fare la mattina seguente”. Non altrettanto Don Abbondio: vittima del timore e dell’insicurezza, i suoi sonni sono agitati. Al risveglio, il malessere gli impedirà di mettere in campo le risorse che pure sono alla sua portata. Il principe di Condé e Don Abbondio rappresentano due diversi stili manageriali: entrambi esempi di gestione di situazioni complesse, riferimenti utili a riflettere sui nostri comportamenti di persone che lavorano, di capi, di dirigenti, di manager.

L’autore, con Romanzi per i manager, individua nella letteratura e in alcuni specifici libri, degli strumenti di analisi della gestione dell’impresa. Ho schematizzato per voi i contenuti del libro, in modo che possiate avere un’idea immediata della sua utilità.

Modelli organizzativi

Il testo offre un’ analisi dei modelli organizzativi delle imprese attraverso libri come Figli e amanti di Lawrence, Martin Eden di London e Maigret e il sergente maggiore di George Simenon. Affronta anche l’analisi del lavoro come competenza con I fratelli Tanner di Walser, L’insostenibile leggerezza dell’essere di Kundera, Bartley, Lo scrivano di Melville e Morte sul fiume di P.D. James. Poi è la volta dell’analisi delle nuove frontiere del marketing attraverso Il Paradiso delle signore di Zola, A Kasrilevke è arrivato il progresso di Aleichem, Ho servito il Re d’Inghilterra di Hrabal e il racconto Un’impresa colossale di Campanile incentrato sull’ ipotesi di commercializzare l’acqua benedetta dal Papa.

Stili di direzione

don-abbondioCi sono gli stili di direzione aziendale analizzati attraverso Thomas Mann e I Buddenbrook, Italo Svevo con La coscienza di Zeno, Guy de Maupassant con Bel-Ami, Tolstoj con Guerra e pace e perfino Busi col romanzo Vita standard di un venditore provvisorio di collant. Non poteva certo mancare il tema della crisi e del cambiamento: Blaise Cendrars con L’oro, Antoine de Saint-Exupéry con Volo di notte, Julio Cortázar con Autostrada del Sud, William Gibson con La notte che bruciammo Chrome e Joseph Conrad con Il tifone. “Cerchiamo modelli nella fisica, nella teoria generale dei sistemi, nella cibernetica, nella sociologia, nella epistemologia – scrive l’autore – ma trascuriamo la letteratura che è invece così ricca di scenari socioeconomici, di sfondi che sono luoghi di lavoro, di studi di casi aziendali e anche, a voler guardare, di modelli euristici belli e fatti, pronti per l’uso: di ciò il famoso passo manzoniano non è che un piccolo esempio”.

Personalmente sono una fautrice dell’unione tra umanesimo e cultura manageriale, convinta che la letteratura possa essere un valido strumento per approfondire la visione di fatti, di cose, persone e personaggi. Per cogliere spunti utili a leggere e conoscere se stessi ed il contesto in cui ogni giorno viviamo e ci muoviamo, anche quello lavorativo. Per questo non posso che augurare una buona letteratura a tutti!

Francesco Varanini, Romanzi per i Manager, KKien 2000

francesco_varaniniL’autore | Francesco Varanini è nato a Pisa nel 1949, laureato in Scienze Politiche, in anni lontani antropologo in America Latina. In Arnoldo Mondadori Editore ha ricoperto posizioni di responsabilità nell’area del Personale, dell’Organizzazione, dei Sistemi Informativi, dell’innovazione di mercato e di prodotto. È stato direttore generale e amministratore delegato in case editrici di periodici (Cuore Corporation, Internazionale). Dalla metà degli anni Novanta formatore e consulente, rivolge particolare attenzione allo sviluppo delle Risorse Umane, all’etica del lavoro, al cambiamento organizzativo, alla creatività, alle gestione delle conoscenze e all’uso dell’Information & Communication Technology come leva strategica. Lavora cercando un punto di  incontro tra la cultura umanistica e il ‘management’. Insegna presso il Corso di laurea Interfacoltà in Informatica Umanistica dell’Università di Pisa.

PS Diario di un Consulente va in vacanza. Il prossimo post in italiano uscirà il 7 Settembre. Nel frattempo continuate a seguirci sulla nostra pagina Facebook o rileggetevi i migliori articoli di marketing adesso raccolti nella ricchissima pagina Best of Marketing. Buona estate a tutti!

LeggenDO per il diario: “Per fare un manager ci vuole un fiore” di Niccolò Branca

NZOdi Dolores Carnemolla

Ci sono i manager e ci sono gli uomini che diventano manager. Uomini che ricoprono questo ruolo ponendo alla base della loro operatività la centralità della persona. È la storia raccontata da Niccolò Branca, imprenditore illuminato, Presidente e Amministratore delegato della Holding del Gruppo Branca International, azienda fondata nel 1845: ha descritto il suo percorso nel libro “Per fare un manager ci vuole un fiore”, pubblicato da Mondadori ed inserito dalla casa editrice all’interno del genere “religione e spiritualità”. Il titolo richiama la famosa canzone cantata da Sergio Endrigo, musicata insieme a Bacalov e scritta da Gianni Rodari.

Ma come è possibile coniugare questi mondi apparentemente tanto distanti, quello dell’imprenditoria e quello della spiritualità?

L’autore lo spiega partendo dalla sua vicenda personale, raccontando i fatti in quello che non è un manuale di management ma il racconto di un percorso che illustra un modello pratico, le cui basi si fondano sul concetto di un «umanesimo integrato». All’inizio del volume l’autore ringrazia tutte le persone che lo hanno ispirato, amici comuni anche a noi, se vogliamo: Aristotele, Epicuro, Platone, Seneca, Manzoni, Pitagora, Tolstoj, Sant’Agostino e Totò, solo per citarne alcuni. Cosa vuol dire questo? È subito evidente quanto sia importante il confronto con pensatori, artisti, letterati di ogni tempo e senza tempo per aprire le nostre menti e nutrirle di pensiero, capacità di analisi e osservazione, creatività. Ma come si fa a diventare manager umanisti? Dalle parole e dall’esperienza dell’autore possiamo identificare tre punti essenziali.

Responsabilità

Branca ha abituato concretamente i suoi collaboratori alla logica della responsabilità, superando quella del potere, accrescendo lo spirito di partecipazione e favorendo di conseguenza l’apertura mentale di ognuno. Quando ad esempio l’Argentina (nazione strategica per l’attività del Gruppo) andò in default riunì tutti i dipendenti per cercare insieme una soluzione: fu scelta la strada creativa, venne ideato un prodotto economico, buono ma diverso rispetto alla linea più costosa. La Fernet superò la crisi e nessuno venne licenziato.

Autoconsapevolezza

IMG_7513Altro concetto importante per Branca è quello dell’autoconsapevolezza (intesa come risposta al suggerimento socratico “conosci te stesso”): in una società complessa ed in crisi come quella attuale la sfida sta proprio nel riuscire ad applicare la consapevolezza, sviluppata grazie alla meditazione, per creare sì profitto ma un profitto che abbia come suo fondamento e corollario la felicità e il miglioramento delle condizioni di vita di tutte le persone coinvolte nel processo produttivo.
 “L’autoconsapevolezza implica un autentico dimorare con l’essenza di se stessi. Uno strumento interiore saldamente ancorato alla realtà quotidiana”, scrive l’autore. È lo strumento che permette di diventare artisti della propria vita: trovare posto al centro di se stessi, dando il meglio di noi, cogliendo quello che la vita ci propone, accettando ogni cosa come opportunità per crescere e per arricchirsi interiormente.

Complicità tra Manager e Imprenditori

Secondo Branca nella figura dell’imprenditore è imprescindibile coniugare in maniera equilibrata l’intelligenza, il cuore ed il coraggio e questo è possibile realizzarlo quando l’imprenditore capisce che l’azienda non è semplicemente qualcosa di meccanico, che produce un determinato prodotto o un certo utile ma è piuttosto un organismo vivente. Quando interagisce con le persone, l’imprenditore illuminato cerca di seguire l’invito di Goethe a trattarle come fossero già ciò che sono capaci di essere. Secondo Branca la storia e la formazione di un manager sono diverse da quelle di un imprenditore: l’imprenditore deve condurre mentre il manager deve dirigere i processi aziendali quotidiani. La sovrapposizione dei ruoli è fallimentare. Egli riconosce alle sue squadre di manager la capacità di aver reso attuabili le sue strategie e le sue idee imprenditoriali visionarie: una complicità risolutiva ed efficace.

Attraverso questo libro ripercorrerete la strada sorprendente tracciata da Niccolò Branca che vi aiuterà a scoprire un nuovo modo di vivere la vostra stessa vita professionale e personale. Egli stesso dichiara “Se avessi affrontato alla vecchia maniera le sfide che il mondo mi ha proposto, sono sicuro che non ce l’avrei fatta”.

Niccolò Branca, Per fare un manager ci vuole un fiore, Mondadori 2013

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NOTA DEL DIARIO: Niccolò Branca è alla presidenza dell’azienda dal 1999 ed è stato insignito della carica di Professore Onorario alla Universidad del Salvador di Buenos Aires, dove tiene lezioni di Economia. Pratica meditazione da 24 anni, dopo aver seguito maestri internazionali. Noi del Diario lo abbiamo incontrato qualche mese fa e ne abbiamo ricavato un’impressione di grande autenticità e senso etico. Potete approfondire la sua conoscenza visitando il blog www.niccolobranca.it

LeggenDO per il diario: “La Porta” di Magda Szabò

di Dolores Carnemolla

SzaboLaportaVi presento Emerenc, la signora col fazzoletto. L’ho conosciuta leggendo La porta, bellissimo libro dell’autrice ungherese Magda Szabò. Un personaggio intenso, di grande carattere in cui non sempre è facile definire il limite tra determinazione e testardaggine. Di certo c’è che Emerenc è un’ instancabile lavoratrice: portinaia, domestica, donna di fatiche, capace di fare da sola quello che cinque persone insieme non riescono. Ma non sono solo queste caratteristiche a renderla insostituibile, necessaria, amata e ben voluta dagli altri, dai vicini, dalle famiglie e dagli animali che accudisce: Emerenc, che detesta ogni forma di potere, non accetta direttive da nessuno, svolge i suoi compiti alla perfezione senza che nessuno le impartisca ordini. E’ lei a dettare orari e ritmi del suo lavoro.

Non sa leggere, non sa scrivere, non si interessa di politica eppure giganteggia. Così, in questo prezioso romanzo, si assiste ad un ribaltamento rispetto a quello che la consuetudine ci fa immaginare: il lavoro umile che Emerenc svolge, sempre con un fazzoletto legato in testa che ha “l’aspetto di un elmo guerriero”, non è simbolo di remissività ma al contrario di autorità.

A fare la differenza è la sua personalità, un carattere forgiato da dolori e delusioni, una forza d’animo capace di imporsi sulle situazioni ma anche sulle persone “illustri” che incontra nel corso della propria vita.

mani_caggianoIn questo libro, l’autrice racconta in prima persona la storia del rapporto conflittuale tra se stessa-padrona di casa, scrittrice di successo inadeguata a gestire i problemi della vita quotidiana e la sua domestica: attraverso questa relazione veniamo a conoscenza di tanti episodi che hanno segnato la vita di Emerenc e che diventano spunti di riflessione per la scrittrice. Un romanzo che vi consiglio di leggere perché è fatto di bellissima e buona letteratura ma anche perché confrontandovi con Emerenc potrete avere un esempio alto e impareggiabile di altruismo e dignità umana, qualsiasi lavoro voi facciate o aspiriate a fare.

Buon lavoro e buona lett(errat)ura a tutti!

Magda Zsabò (traduzione Bruno Ventavoli), La Porta, Editore Einaudi 2005

(FILES) A picture taken 27 October 2003NOTA DEL DIARIO: ritornano i consigli di lettura del Diario di un consulente, raccolti nella rubrica LeggenDo curata dalla nostra amica e giornalista Dolores Carnemolla. Durante l’arco dell’anno leggeremo per voi circa un libro ogni due mesi. Se volete segnalarci un testo o suggerirci una lettura potrete farlo scrivendoci qui.

 

LeggenDO per il diario: “Il talento del comunicatore” di Enrico Cogno

di Dolores Carnemolla

LibroEcco una guida pratica, da leggere sotto l’ombrellone, utile ad orientarsi nell’avvincente pianeta della comunicazione che individua aspetti chiave per svolgere il mestiere di Communication Manager in contesti complessi, suggerendo spunti di riflessione efficaci.

L’autore utilizza un espediente per dipanare il filo del discorso: simula le prime due settimane di stage di un giovane neolaureato che viene preparato al ruolo di  manager della comunicazione. La sua ragazza invece è in tirocinio presso un’agenzia di pubblicità: sono due ‘precari’ capaci di imparare moltissime cose da tutto quello che accade intorno a loro, giorno dopo giorno.

Le regole della Comunicazione Non Convenzionale, la gestione di un piano di comunicazione nel mondo del profit e del non profit, la creatività pubblicitaria, il potere del marketing, le relazioni pubbliche, i social media ed il moderno passaparola: ognuno di questi aspetti è affrontato in prima persona dai due stagisti e la loro esperienza diventa quella del lettore.

tumblr_n7fgaogdzA1st5lhmo1_1280Al Communication manager vengono richieste molte capacità e competenze: padroneggiare la scrittura, parlare in pubblico, negoziare, risolvere criticità offrendo innovazione, carisma e e capacità di delegare, rendere efficaci le riunioni. Una professionalità articolata e complessa in cui creatività, metodo, precisone e chiarezza tendono a confluire in un’unica figura.

Il suo obiettivo etico ed umano è molto ambizioso, analogo a quello di un leader: riuscire a creare un mondo al quale tutti vorrebbero appartenere.

L’autore del testo è Enrico Cogno, sociologo, docente di Economia della Comunicazione (Università di Perugia, Luiss, UniNettuno), ex Vicepresidente della Ferpi (Federazione Italiana Relazioni Pubbliche), fondatore del Centrostudi Comunicazione Cogno Associati. Ha svolto attività manageriali presso imprese multinazionali, agenzie di pubblicità e istituti di formazione. Attualmente si occupa di formazione e consulenza per le principali organizzazioni nazionali.

E. Cogno, Il talento del comunicatore – manuale per diventare comunication manager di successo, Ed. Franco Angeli

IMG_0728_FotorNota del diario: con i consigli di lettura di Dolores, noi del Diario vi auguriamo buone vacanze. Nei prossimi giorni ci attendono il New Hampshire, il Maine e Martha’s Vineyard dove assisteremo ad un evento TED. Nell’articolo del 25 Agosto vi racconteremo come è andata. Buon relax e buon divertimento a tutti!