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di Alberto Aleo
Chi come me convive con un’auto d’epoca è spesso dominato da emozioni contrastanti nei confronti del proprio mezzo. Ci sono giornate in cui ti senti orgoglioso e appagato, pensando che per nessuna ragione lo cambieresti perché non esiste niente con quattro ruote che abbia lo stesso fascino; certe mattine invece, in cui non ne vuole saperne di partire oppure il meteo avverso ti fa rimpiangere le tecnologie moderne, vorresti sbarazzartene al più presto.
Così come succede a me nei confronti della Spider, da esseri umani addossiamo spesso la causa delle nostre reazioni a qualcuno o qualcosa, non rendendoci conto che è più vero il contrario: l’ambiente che ci circonda e le risposte che da esso riceviamo cambiano al cambiare del nostro stato d’animo.
Da manager prima e consulente poi ho conosciuto molte realtà imprenditoriali sia in Italia che all’estero e lavorato con migliaia di persone. Alcune di queste si ricordano di me e di solito lo fanno in due modi: provano un certo rancore oppure mi sono in qualche modo grate. In entrambi i casi la loro reazione mi lascia tendenzialmente sorpreso, perché quasi mai riesco a comprendere pienamente cosa li ha infastiditi oppure cosa io abbia fatto di positivo per loro.
Certo, esiste più di una possibilità che io sia un po’ rincoglionito e qualcosa mi sia sfuggito ma per scongiurarla ho provato a chiedere all’altro di cosa fosse grato o su quale ragioni basasse la sua incazzatura. Le risposte difficilmente hanno fatto chiarezza facendomi sentire come la Spider: un pretesto per reagire a qualcosa di interiore. Mi vien detto ad esempio “Da quel tuo gesto di disapprovazione ora ho paura di parlare in pubblico” oppure “Le tue parole mi hanno fatto capire cosa volevo nella vita” ma io non ricordo quegli episodi anzi ho il sospetto che fossero del tutto casuali, comunque per nulla finalizzati all’effetto che hanno generato.
Capita a noi umani di non essere in grado di trovare la forza per assumerci le nostre responsabilità in merito a stati emotivi, scelte, cambiamenti, passaggi di consapevolezza. Cerchiamo dunque qualcuno o qualcosa cui appiopparle, ecco allora che riponiamo rancore o gratitudine non pienamente giustificati.
Questo meccanismo oltretutto vale anche al contrario: ad esempio a me capita di pensare che qualcuno mi dovrebbe essere grato, scoprendo poi che invece quella persona – per lo stesso motivo – prova rancore! Oppure credo che sia arrabbiato con me ed invece scopro di essergli stato utile.
Gli altri non hanno tutto questo potere su di noi, a meno di non essere noi stessi ad assegnarglielo delegando loro le responsabilità che invece dovremmo assumerci. Al massimo come sostiene Luigi Catalucci – professionista e amico da cui ho imparato moltissimo – le persone fungono da taxi portandoci da un posto ad un’altro della nostra vita. Dovremmo essere però noi a decidere dove andare e quando scendere.
Prendersi la responsabilità delle proprie scelte, delle proprie reazioni, della propria vita in generale è un percorso faticoso e meraviglio che, come abbiamo ricordato in un articolo di qualche tempo fa, conduce alla libertà.
Per essere davvero liberi è però necessario anche essere coraggiosi, il che significa prendere contatto con il proprio vero sé.
Ma questa è materia di riflessione per una prossima puntata di Spider Story.
| partem claram semper aspice |
Foto in copertina di Foto di Pawel Czerwinski su Unsplash
Le foto utilizzate – là dove non siano di proprietà della redazione o dei nostri ospiti – sono acquistate su Adobe Stock e IStockPhoto o scaricate da piattaforme come UnSplash o Pexels.
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