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Quando la vita è un Triathlon: impegno, sfida e disciplina

di Alice Alessandri con la collaborazione di Giovanna Rossi

noi di passodue con giovanna e gabrieleCi conosciamo da una vita, più precisamente dal periodo degli scout, quando le nostre giornate trascorrevano tra zaini, campeggi e canti davanti al fuoco di un bivacco. Gli anni ci hanno portato a vivere in due città lontane ma i legami veri e profondi, quelli che nascono dell’aver vissuto insieme momenti significativi, si mantengono per sempre. Così siamo rimaste in contatto, grazie anche ai social e alla reciproca passione per lo scrivere, raccontandosi attraverso un blog. Ma non è solo l’amicizia che ci ha convinto a pubblicare l’intervista che segue: c’è anche la voglia di condividere con i nostri lettori un’avventura fatta di passione professionale e amore. Quello che segue è infatti il racconto di una donna e di un uomo che, come noi, condividono lavoro e vita mettendo se stessi a servizio di un progetto che potremmo riassumere in tre parole: impegno, sfida e disciplina. Non resta che svelarvi di chi e di cosa si tratta!

Impegno: prendere in mano la propria vita

giovanna rossiLei è Giovanna Rossi, consulente di comunicazione e social network attiva nel mondo dello sport. Potete conoscerla meglio visitando il blog di cui è autrice 46percento nome legato all’indice di invalidità di cui Giovanna è portatrice a causa della sua schiena più volte operata. 46percento è uno spazio editoriale che trasuda passione, lucidità di pensiero, empatia e grande consapevolezza, le stesse qualità che si sprigionano dallo sguardo azzurrissimo di Giovanna.

Lui è Gabriele Torcianti, allenatore e preparatore atletico che ha militato nella massima serie della Pallavolo italiana. Uomo asciutto, diretto e concreto che ha scelto di mettere la sua esperienza e competenza a servizio di tutti quegli sportivi costretti a fare i conti con una “macchina biologica” non perfettamente funzionante.

gabriele torciantiDue mondi diversi quindi che però, ad un certo punto, si sono incontrati e riconosciuti, capendo quasi subito che insieme avrebbero potuto fare un salto in avanti nella loro evoluzione come persone e professionisti! Così, con tutto l’impegno e il coraggio  richiesti da una scelta del genere, si sono rimboccati le maniche e hanno messo insieme due case, tre figli e un cane. Compenetrato le loro vite e iniziando insieme un nuovo viaggio.  

La sfida di lavorare in coppia e la ricerca dell’autenticità

Giovanna e Gabriele, da bravi sportivi quali sono, hanno colto subito l’essenza della sfida del lavorare in coppia che ha consiste nel trovare un nuovo equilibrio professionale e personale.

“Lui è compagno, collega e allenatore e quando siamo davanti al gruppo non è sempre facile relazionarsi, in questi casi ci è utile ricordare a noi stessi il senso del progetto che ci unisce” dice Giovanna!

triathlonInsieme hanno scelto di stimolare le persone a vivere con più consapevolezza e allenarsi al cambiamento attraverso la potente metafora dello sport. Con questo scopo è nata la loro scuola di triathlon, cosi come un’offerta di corsi aziendali sul tema del benessere nel posto di lavoro.

“La nostra idea di collaborazione nasce pura, i progetti prendono forma dal nostro vissuto e da animate discussioni sul valore profondo di quello che facciamo. Il business è una conseguenza!”

Giovanna e Gabriele ci raccontano del desiderio di una vita autentica, di un lavoro basato su dinamiche nuove, vicine a quelle che anche noi di Passodue sentiamo di condividere.

La scelta di una vita più libera porta con sé un grande impegno, richiede enorme fiducia nella coppia e nelle proprie capacità individuali, coerenza tra chi si è e cosa si fa perché, quando ci sono autenticità e passione, la fatica prende un gusto diverso!”

Ma come si fa a condividere un progetto professionale restando anche una coppia affiatata? Come organizzare tempo del lavoro e tempo libero,  dando spazio ai propri bisogni? La risposta per i nostri amici è una sola: disciplina. Solo grazie ad essa si potrà continuare a dar spazio alle cose essenziali, trovando dentro se stessi e con l’altro il giusto ritmo per ogni cosa.

Disciplina: trasformare il limite in possibilità

“La disciplina è la base di partenza per ottenere qualsiasi obiettivo.” 

#primadituttoGiovanna e Gabriele la mettono in pratica quotidianamente, declinandola nei numerosi progetti a cui hanno dato vita, in particolare nella gestione del team #primaditutto, un gruppo di “atleti fragili” composto da uomini e donne affetti da diverse patologie (oncologiche, cardiache, di invalidità…) che insieme si preparano a vincere sfide sportive ma non solo. Ognuno si allena secondo le proprie possibilità, in sicurezza, attraverso allenamenti collettivi settimanali cui si affiancano incontri sui temi della prevenzione, dello sport, del benessere.

Come ci raconta Giovanna “Quando arriva qualcosa di pesante ti chiedi: che cosa viene  prima di tutto? la malattia ti fa cambiare le risposte ai grandi perché della vita, ti mette davanti ai limiti, alle difficoltà e alle scelte. Ti costringere a ri-settare le tue priorità, partendo proprio dalle tue debolezze. Un percorso che chiunque, malato o no, può intraprendere perché in ognuno si nasconde un atleta fragile che prima o poi nella vita ha dovuto fare i contri con il dolore.”

Lo sport diventa così mezzo per cercare risposte profonde e riscoprire la propria umanità, potendola poi donare agli altri!

“Chiunque ha un limite che ogni mattina deve saper superare per vivere a pieno la sua giornata. Il primo passo per riuscire in questa impresa è rendersene consapevoli”

La chiacchierata con Giovanna e Gabriele ci lascia un senso di pienezza: due professionisti che si impegnano in prima persona per attivare negli altri un processo evolutivo senza manuale d’istruzioni e nessuna scorciatoia, ma fatto di tanto impegno e disciplina per vincere ogni giorno una nuova sfida.

impegno, sfida e disciplina“Certo, a tratti non è facile. Quando non vedi
ancora i risultati per andare avanti ci vuole
enorme fiducia nel tuo allenatore e in te stesso! Sei nel tuo dolore e al buio: solo la fede ti darà la certezza di sapere che arriverà il momento in cui la fatica si trasformerà in successo. Sono sopravvissuta a tutti gli ostacoli che la vita mi ha posto davanti perché sapevo che sarebbe finita! Infatti poi ho incontrato Gabriele.”

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Happiness sauce: ricette di Felicità di un italiano a Londra

di Riccardo Trevisani

19:00 Carote, cipolla e sedano soffriggono con l’olio nella pentola

Riccardo-Cascata

Un viaggio, un percorso, una destinazione. Camminare, procedere, fare. Tutto nasce dall’esigenza di sognare, di comprendere, di sperimentare. Così ti trovi sulla metro, al supermercato, in cucina a pensare che forse un’alternativa esiste: puoi essere un attore protagonista sul palcoscenico della vita.

19:15 La carne macinata viene unita al soffritto

Inizi a pensare. Reagisci a quello che ti circonda, ricordandoti che è con l’azione che puoi realizzare, materializzare quello che da tempo, offuscato, si aggira tra testa e pancia.

19.20 La carne viene sfumata con il vino rosso

Parti. Destinazione Londra!

19.30 La passata di pomodoro viene aggiunta alla carne

Ti trovi in un luogo nuovo da scoprire, esplorare, sopraffatto da eccitazione, spavento, curiosità, voglia di sperimentare. Sei comunque finalmente in movimento.

19.40 La passata di pomodoro con la carne inizia a sobbollire. Viene abbassato il fuoco e messo il coperchio

I primi passi sono di analisi, osservazione, di ricerca di sicurezza. Poi ti fermi. Ti giri. Prendi quasi incoscientemente, ma con fermezza, la strada opposta. Hai sentito dire che uscire dalla propria zona di comfort aiuta ad attivare il senso di sopravvivenza. Scoprirai così ciò di cui non ti eri mai accorto.

19.45 Si aggiunge un cucchiaino di zucchero e una tazza d’acqua … il ragù continua a bollire

Secondo passo. Domande, domande, domande. Alcune Risposte e poi fare, fare, fare. Inizi a sperimentarti con tutto quello che incontri. Ti accorgi che quello che pensavi essere “un semplicemente tu” nasconde invece un’identità: unica, speciale, luminosa. Ti accorgi che l’ambiente esterno si sta trasformando a sua volta. Un passo dopo l’altro ti ritrovi a correre con una sensazione dentro al petto mai provata prima. Capisci che molte delle tue domande si risolvono con una scelta. Segui, con una fiducia che non sapevi di avere, il tuo istinto. Tutto è li come se fosse stato preparato per te da qualcuno. Il sorriso sul tuo volto aumenta quotidianamente d’intensità. Anche le persone attorno a te si si stanno trasformando adeguandosi alla tua energia positiva: lo capisci dai frequenti sorrisi e dai loro sguardi confortanti.

19.50 Si aggiunge il sale e si mescola prima di riporre il coperchio

Realizzi di aver scelto seguendo ciò che ti renderà felice. La sola azione di scegliere ti responsabilizza rispetto al risultato: sai che puoi farcela e in ogni modo sarà l’esperienza a contare.

PastaSugo21.00 Il ragù è pronto

Affronti giorni sempre nuovi, sperimentando sulla pelle la tua quotidiana trasformazione. Hai improvvisamente voglia di cantare al mondo chi sei, di far brillare la tua unicità. La corsa è diventata una camminata decisa, determinata, consapevole. Trasformare e trasformarsi, ora lo sai, è un tuo diritto. Per la prima volta capisci che la libertà consiste nel riconoscere e seguire un’alternativa. Il coraggio stesso ti spinge in quella direzione. La determinazione ti aiuta a proseguire. La felicità diventa così il mescolarsi di tutti gli ingredienti. Armonia attorno a te ma soprattutto tu in armonia con quello che sta attorno a te. Essere quello che si è.

In un mondo dove tutte le terre geografiche sono state esplorate, dove le montagne più alte sono state scalate, dove i mari più profondi navigati non ci resta che esplorare forse la più grande meraviglia, l’Uomo.

Buon appetito

n.d.r Riccardo è partito da ragazzo appena ventitreenne per Londra con poche valigie e molti sogni frammisti ad incertezze. A vederlo adesso è un uomo che continua a sognare ma che ha sostituito l’incertezza con la forza e la determinazione: nuovi ingredienti che hanno cambiato radicalmente il “gusto” del suo stare ed essere al mondo.

La lavagna magica dell’Ingegnere: un caso studio

di Alberto Aleo

2014-07-29 10.32.00-2Immaginate un open space con una ventina di postazioni ognuna dedicata a gestire un pezzetto del processo: chi lavora ad una sezione del sito, chi analizza un concorrente, chi legge un dato di vendita. Io, anabolizzato dal master appena concluso e con il vestito nuovo, arrivo e prendo posto in quella che decido essere la mia scrivania provvisoria: semplice trampolino per ben altri uffici. Dopo alcuni mesi ho, come tutti, la tazza personalizzata e le foto della fidanzata in bella vista, non metto più il vestito ma al massimo la giacca sul maglione, più per non lasciarla invecchiare che per bisogno. Sono da un pò in questa condizione quando il nostro piccolo, elegante, imperscrutabile, distratto, potente, sibillino, … dirigente dell’ufficio marketing, un giorno, improvvisamente, abbandona l’acquario in cui di solito è rinchiuso per immergersi nel nostro open space e senza preamboli sentenzia:

“lascio questo ufficio per un nuovo incarico di frontiera, difficile e sfidante. Ho bisogno di donne e uomini del marketing, c’è qualcuno che se la sente di venire con me?”

Una nuova sfida

jerry-maguireDovete comprendere che il nostro dirigente praticamente non lo conoscevamo nemmeno: parlava solo con i collaboratori diretti e a noi “comuni mortali” le sue indicazioni arrivavano sempre cartabollate.  Dopo un attimo di impacciato silenzio, seguito alla frase di cui sopra, sentì un rumore di sedie e mi alzai di scatto. Scoprì di essere stato l’unico a farlo e che il rumore non era un “portarsi ai blocchi di partenza” bensì il sistemarsi più stabile dei colleghi all’interno delle loro tranquillizzanti postazioni. L’Ingegnere adesso era lì davanti a me, mi guardava con sfida e non sorrideva. Mi sentivo come la fidanzata di Jerry Maguire e ciò mi provocava un immenso imbarazzo. Comunque non potevo tirarmi indietro e nei giorni successivi effettivamente partii per la nuova, misteriosa, meta.

Rimboccarsi le maniche

Quando arrivai a destinazione scoprii che avevamo ereditato un ramo periferico di un’azienda neo acquisita. Il business faceva acqua, così come il tetto degli uffici al limite del fatiscente. Il primo giorno trovo l’Ingegnere in maniche di camicia. Mi dicono anche che sono dovuti andare a prenderlo in stazione perchè nel nuovo incarico non ha l’auto aziendale (che per un dirigente è come l’armatura del cavaliere). Sta spostando scatoloni e scrivanie per riconfigurare l’ufficio insieme ad un anziano impiegato con i baffi da austriaco. Io arrivo e chiedo “dove metto le mie cose?” nessuno mi risponde ma mi allungano un sacchetto. Sono sconcertato, preoccupato e pentito, ma soprattutto mi manca la mia scrivania con la tazza personalizzata e le foto della (ormai ex) ragazza. Dopo qualche giorno chiedo al capo di poter almeno avere un posto dove sedermi e lui, per tutta risposta, mi manda a cercare una lavagna! Così nei nostri uffici vuoti iniziò a campeggiare misteriosa, come il segreto legato al suo scopo, una lavagna di ardesia dotata di gessetti e spugna per cancellare.

La lavagna magica

Dopo l’episodio della lavagna l’Ingegnere sparì per alcuni giorni e, quando tutti iniziavamo a pensare che fosse ritornato nell’olimpo dei dirigenti, lo vedemmo arrivare con in mano degli incomprensibili tabulati. Senza dirci una parola prese una sedia, si avvicinò alla lavagna e comincio a compilare una tabella. In ascissa mise i mesi dell’anno, in ordinata i nomi dei nostri uffici. Riempì le caselle di numeri avendo cura di lasciare accanto ad ognuno uno spazio dove scrisse “avanzamento”. Quando ebbe finito ci chiamò tutti e disse queste parole:

“la lavagna che vedete alle mie spalle contiene l’obiettivo di vendita per quest’anno distribuito per mese e per ufficio. Sapete che ad oggi non abbiamo agenti e non abbiamo concessionari ma io vi dico che se lavoreremo insieme come una vera squadra e se ognuno di noi sentirà su di se parte della responsabilità dell’obiettivo di vendita, impegnandosi ogni giorno per realizzarlo, noi possiamo farcela. E’ per questo che accanto ai mesi dell’anno ho messo i nomi dei vostri uffici. Ogni vendita cui contribuirete, andrà aggiunta all’avanzamento. Ogni mese, se avremo raggiunto il budget, vi porterò tutti fuori a mangiare e premierò l’ufficio che ha maggiormente contribuito, ma se non raggiungeremo il budget non offrirò nessuna cena, nemmeno agli uffici che hanno raggiunto singolarmente l’obiettivo, perchè si vincerà e si perderà tutti insieme”.

Eravamo sconcertati, alcuni borbottavano, altri si lamentavano sonoramente ricordando di non essere dei commerciali. Ma l’obiezione che più mi colpì fu quella dei colleghi dei sistemi informativi i quali fecero osservare che non era necessaria una lavagna per tenere sotto controllo gli obiettivi ma, al massimo, un file excel. Il nostro capo, tirandosi ancor più sù le maniche e asciugandosi la fronte, rispose così:

“la lavagna è un simbolo, ci ricorderà ogni giorno che siamo qui per ottenere un risultato. Questo risultato è condiviso ed unico, a prescindere dalla nostra funzione. Desidero che chi ha contribuito a vendere anche un solo prodotto in più si avvicini con orgoglio alla lavagna e aggiunga un’unità alla tabella, raccogliendo gli sguardi dei colleghi e imparando a gestire la sua vittoria“.

Eravamo scettici, ma iniziammo comunque ad usare la lavagna, così come fece lo stesso Ingegnere sottoponendosi personalmente, come chiunque, a questa pratica.

IMG_2341_FotorSono rimasto in quell’azienda 4 indimenticabili anni, costellati da successi e soddisfazioni. Di quel periodo mi sono rimaste molte cose in termini di esperienza, amicizie e bei ricordi ma ciò che sicuramente ancora mi emoziona e mi fa sorridere è l’immagine della lavagna magica dell’Ingegnere, affissa in alto nel nostro open space e delle persone che si allungavano per aggiornare i dati, prima quasi con pudore, poi con orgoglio, a volte raccogliendo esplicita approvazione ed applausi.

Adesso, quando sull’ennesimo libro di management leggo dell’importanza di condividere le informazioni, dell’uso del CRM, degli strumenti per motivare e focalizzare la squadra, penso al semplice espediente della lavagna magica dell’Ingegnere e rifletto su come la strategia più complicata possa a volte trovare un’applicazione semplice e per questo tremendamente efficace. Ovviamente ho adottato l’espediente della lavagna magica in tutte le organizzazioni commerciali per le quali ho lavorato, a volte con più successo, a volte meno, e ciò è sicuramente dipeso dalla mia capacità di spiegarne il “segreto” ai colleghi e di motivarli adeguatamente.

Quando lasciai l’azienda dell’Ingegnere, i colleghi mi diedero un biglietto firmato da tutti (anche dal capo in persona) dove c’era semplicemente scritto “non toglieremo mai il tuo nome dalla nostra lavagna“.

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