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Leggendo per il Diario: Il Ritorno della Strategia – Diventare Leader

di Marco Lucarelli

cynthiamontgomerySiete in libreria, davanti agli scaffali dei libri di management. Cercate un testo nella categoria, “crescita professionale”, volete migliorarvi, imparare ad essere un leader (n.d.r. se ti interessa l’argomento leadership visita anche la nostra pagina dedicata), a motivare i vostri collaboratori o comunicare più efficacemente.

Cominciate a scorrere i titoli, avrete delle difficoltà a trovare il titolo giusto: steve jobs, bill gates, mark zuckerberg, richard branson, jack welch, …stop. E se io non fossi come steve jobs?

O meglio, sono un manager ma potrei anche non essere nell’empireo dei geni del business, quelli che hanno rivoluzionato il mondo. Voglio solo essere un buon manager e generare profitti per la mia azienda.

E’ di moda, nella letteratura manageriale attuale, narrare le gesta del Grande Leader, della personalità carismatica, irripetibile che ha cambiato il modo di fare business e rivoluzionato il mercato.

leader

Fin qui tutto bene, c’è molto da imparare da queste grandi lezioni. Ma viene il dubbio, è stato solo il quoziente intellettivo, la genialità, la capacità di lavoro no limits a fare entrare queste persone nella storia del business?

Leggendo questi libri vi verrebbe da pensare di sì ma in realtà le cose non stanno così o meglio non solo così come ci spiega “Il ritorno della strategia. Diventare il leader di cui la vostra impresa ha bisogno” di C.A. Montgomery (Rizzoli Etas).

C’è un mito da sfatare, quello del manager invincibile, attratto dalle difficoltà insormontabili, sprezzante, deciso, determinato nel superare se stesso.

Certo, tutte caratteristiche queste che possono aiutare un leader a raggiungere il successo per sé e per la propria organizzazione. Ma quanti leader di successo hanno fallito in contesti differenti? Cosa hanno sbagliato? O meglio perché alcuni leader, alcune aziende hanno avuto successo? Questo libro lo spiega in modo chiaro.

Il ritorno della strategiapic3

Le aziende di successo si sono concentrate su alcuni punti fondamentali:

  1. Obiettivi
  2. Contesto
  3. Direzione

Obiettivi (e loro esplicitazione)

Chiaro focus su quali sono gli obiettivi che un leader, un’azienda, un’organizzazione vogliono perseguire. Sembra banale ma leggendo questo libro vi renderete conto che così non è. Lasciate stare frasi generiche legate alla remunerazione degli azionisti, soddisfazione del cliente, qualità eccellente e diventare leader di mercato. Va tutto bene ma nel concreto?

Nel concreto, le aziende di successo hanno saputo esplicitare in modo chiaro cosa fanno e come lo fanno. Di conseguenza hanno messo nero su bianco anche cosa non fanno e qual è il loro perimetro di azione.

Alcuni esempi: IKEA, Gucci, Apple. Aziende che hanno chiarito in poche semplici frasi qual è il loro modo di agire nei confronti dei consumatori e quali obiettivi tutta l’organizzazione debba perseguire.

Ecco l’importanza di un obiettivo chiaro, dire al mercato che cosa si fa, come si fa ed internamente cosa i propri collaboratori devono fare e come. Non avete più bisogno di fumose mission, vision o altro. Stop.

Contesto

pic2Come abbiamo detto sopra, il concetto di leader carismatico porta con sé la falsa illusione che il successo di un’organizzazione si basi solo sulla capacità imprenditoriale dei loro leader, in grado o meno di affrontare le sfide che il mercato impone. Non basta.

E’ ora di rileggere Michael Porter e di parlare nuovamente di strategie manageriali e di forze competitive. Le aziende di successo hanno capito quali forze influenzano la loro sfera di attività (competitor, regolamentazione, ambiente,…).

Aziende che hanno ben chiara qual è la loro “ruota della strategia” e quali sono i “raggi” che ne influenzano il movimento. Cos’è una “ruota della strategia”? Leggete questo libro per capirlo.

Direzione

Il leader non deve entrare nei dettagli dell’operatività quotidiana. E’ vero, l’attrazione del “fare e subito” rappresenta un richiamo all’azione molto forte per i leader. Ma il vero compito dello stratega, oltre a quello di fissare obiettivi e “paletti” entro i quali muoversi è anche quello di tenere dritta la barra del timone.

Indicare e mantenere la direzione interpretando i segnali deboli (comportamenti di consumo, tendenze, mosse dei competitor, livelli produttivi e qualitativi, …) da cogliere prima che trovino impreparata l’organizzazione.

pic1Perché leggerlo

Se vi siete persi nel mare di storie di successo e di grandi leader, se avete bisogno di ristabilire il buon senso ed il senso di direzione all’interno delle vostre organizzazioni, questo libro vi aiuterà a ritornare con i piedi per terra.

LeggenDO per il diario: “Romanzi per i Manager” di Varanini Francesco

di Dolores Carnemolla

Diapositiva600x8007-225x300Cosa c’entra Don Abbondio con il management? È presto detto perché il matrimonio tra letteratura e management s’ha da fare!

Questa volta, cercando un libro da recensire per la rubrica LeggenDo, ho trovato per me e per voi Romanzi per i manager di Francesco Varanini pubblicato nel 2000 da Marsilio e oggi disponibile solo in ebook. Già l’introduzione è stata illuminante: si legge che il Principe di Condé – come racconta Manzoni nel secondo capitolo de I Promessi sposi – dormì profondamente la notte prima della battaglia campale, tranquillo, perché “aveva già dato tutte le disposizioni necessarie e stabilito ciò che dovesse fare la mattina seguente”. Non altrettanto Don Abbondio: vittima del timore e dell’insicurezza, i suoi sonni sono agitati. Al risveglio, il malessere gli impedirà di mettere in campo le risorse che pure sono alla sua portata. Il principe di Condé e Don Abbondio rappresentano due diversi stili manageriali: entrambi esempi di gestione di situazioni complesse, riferimenti utili a riflettere sui nostri comportamenti di persone che lavorano, di capi, di dirigenti, di manager.

L’autore, con Romanzi per i manager, individua nella letteratura e in alcuni specifici libri, degli strumenti di analisi della gestione dell’impresa. Ho schematizzato per voi i contenuti del libro, in modo che possiate avere un’idea immediata della sua utilità.

Modelli organizzativi

Il testo offre un’ analisi dei modelli organizzativi delle imprese attraverso libri come Figli e amanti di Lawrence, Martin Eden di London e Maigret e il sergente maggiore di George Simenon. Affronta anche l’analisi del lavoro come competenza con I fratelli Tanner di Walser, L’insostenibile leggerezza dell’essere di Kundera, Bartley, Lo scrivano di Melville e Morte sul fiume di P.D. James. Poi è la volta dell’analisi delle nuove frontiere del marketing attraverso Il Paradiso delle signore di Zola, A Kasrilevke è arrivato il progresso di Aleichem, Ho servito il Re d’Inghilterra di Hrabal e il racconto Un’impresa colossale di Campanile incentrato sull’ ipotesi di commercializzare l’acqua benedetta dal Papa.

Stili di direzione

don-abbondioCi sono gli stili di direzione aziendale analizzati attraverso Thomas Mann e I Buddenbrook, Italo Svevo con La coscienza di Zeno, Guy de Maupassant con Bel-Ami, Tolstoj con Guerra e pace e perfino Busi col romanzo Vita standard di un venditore provvisorio di collant. Non poteva certo mancare il tema della crisi e del cambiamento: Blaise Cendrars con L’oro, Antoine de Saint-Exupéry con Volo di notte, Julio Cortázar con Autostrada del Sud, William Gibson con La notte che bruciammo Chrome e Joseph Conrad con Il tifone. “Cerchiamo modelli nella fisica, nella teoria generale dei sistemi, nella cibernetica, nella sociologia, nella epistemologia – scrive l’autore – ma trascuriamo la letteratura che è invece così ricca di scenari socioeconomici, di sfondi che sono luoghi di lavoro, di studi di casi aziendali e anche, a voler guardare, di modelli euristici belli e fatti, pronti per l’uso: di ciò il famoso passo manzoniano non è che un piccolo esempio”.

Personalmente sono una fautrice dell’unione tra umanesimo e cultura manageriale, convinta che la letteratura possa essere un valido strumento per approfondire la visione di fatti, di cose, persone e personaggi. Per cogliere spunti utili a leggere e conoscere se stessi ed il contesto in cui ogni giorno viviamo e ci muoviamo, anche quello lavorativo. Per questo non posso che augurare una buona letteratura a tutti!

Francesco Varanini, Romanzi per i Manager, KKien 2000

francesco_varaniniL’autore | Francesco Varanini è nato a Pisa nel 1949, laureato in Scienze Politiche, in anni lontani antropologo in America Latina. In Arnoldo Mondadori Editore ha ricoperto posizioni di responsabilità nell’area del Personale, dell’Organizzazione, dei Sistemi Informativi, dell’innovazione di mercato e di prodotto. È stato direttore generale e amministratore delegato in case editrici di periodici (Cuore Corporation, Internazionale). Dalla metà degli anni Novanta formatore e consulente, rivolge particolare attenzione allo sviluppo delle Risorse Umane, all’etica del lavoro, al cambiamento organizzativo, alla creatività, alle gestione delle conoscenze e all’uso dell’Information & Communication Technology come leva strategica. Lavora cercando un punto di  incontro tra la cultura umanistica e il ‘management’. Insegna presso il Corso di laurea Interfacoltà in Informatica Umanistica dell’Università di Pisa.

PS Diario di un Consulente va in vacanza. Il prossimo post in italiano uscirà il 7 Settembre. Nel frattempo continuate a seguirci sulla nostra pagina Facebook o rileggetevi i migliori articoli di marketing adesso raccolti nella ricchissima pagina Best of Marketing. Buona estate a tutti!

LeggenDO per il diario: “Per fare un manager ci vuole un fiore” di Niccolò Branca

NZOdi Dolores Carnemolla

Ci sono i manager e ci sono gli uomini che diventano manager. Uomini che ricoprono questo ruolo ponendo alla base della loro operatività la centralità della persona. È la storia raccontata da Niccolò Branca, imprenditore illuminato, Presidente e Amministratore delegato della Holding del Gruppo Branca International, azienda fondata nel 1845: ha descritto il suo percorso nel libro “Per fare un manager ci vuole un fiore”, pubblicato da Mondadori ed inserito dalla casa editrice all’interno del genere “religione e spiritualità”. Il titolo richiama la famosa canzone cantata da Sergio Endrigo, musicata insieme a Bacalov e scritta da Gianni Rodari.

Ma come è possibile coniugare questi mondi apparentemente tanto distanti, quello dell’imprenditoria e quello della spiritualità?

L’autore lo spiega partendo dalla sua vicenda personale, raccontando i fatti in quello che non è un manuale di management ma il racconto di un percorso che illustra un modello pratico, le cui basi si fondano sul concetto di un «umanesimo integrato». All’inizio del volume l’autore ringrazia tutte le persone che lo hanno ispirato, amici comuni anche a noi, se vogliamo: Aristotele, Epicuro, Platone, Seneca, Manzoni, Pitagora, Tolstoj, Sant’Agostino e Totò, solo per citarne alcuni. Cosa vuol dire questo? È subito evidente quanto sia importante il confronto con pensatori, artisti, letterati di ogni tempo e senza tempo per aprire le nostre menti e nutrirle di pensiero, capacità di analisi e osservazione, creatività. Ma come si fa a diventare manager umanisti? Dalle parole e dall’esperienza dell’autore possiamo identificare tre punti essenziali.

Responsabilità

Branca ha abituato concretamente i suoi collaboratori alla logica della responsabilità, superando quella del potere, accrescendo lo spirito di partecipazione e favorendo di conseguenza l’apertura mentale di ognuno. Quando ad esempio l’Argentina (nazione strategica per l’attività del Gruppo) andò in default riunì tutti i dipendenti per cercare insieme una soluzione: fu scelta la strada creativa, venne ideato un prodotto economico, buono ma diverso rispetto alla linea più costosa. La Fernet superò la crisi e nessuno venne licenziato.

Autoconsapevolezza

IMG_7513Altro concetto importante per Branca è quello dell’autoconsapevolezza (intesa come risposta al suggerimento socratico “conosci te stesso”): in una società complessa ed in crisi come quella attuale la sfida sta proprio nel riuscire ad applicare la consapevolezza, sviluppata grazie alla meditazione, per creare sì profitto ma un profitto che abbia come suo fondamento e corollario la felicità e il miglioramento delle condizioni di vita di tutte le persone coinvolte nel processo produttivo.
 “L’autoconsapevolezza implica un autentico dimorare con l’essenza di se stessi. Uno strumento interiore saldamente ancorato alla realtà quotidiana”, scrive l’autore. È lo strumento che permette di diventare artisti della propria vita: trovare posto al centro di se stessi, dando il meglio di noi, cogliendo quello che la vita ci propone, accettando ogni cosa come opportunità per crescere e per arricchirsi interiormente.

Complicità tra Manager e Imprenditori

Secondo Branca nella figura dell’imprenditore è imprescindibile coniugare in maniera equilibrata l’intelligenza, il cuore ed il coraggio e questo è possibile realizzarlo quando l’imprenditore capisce che l’azienda non è semplicemente qualcosa di meccanico, che produce un determinato prodotto o un certo utile ma è piuttosto un organismo vivente. Quando interagisce con le persone, l’imprenditore illuminato cerca di seguire l’invito di Goethe a trattarle come fossero già ciò che sono capaci di essere. Secondo Branca la storia e la formazione di un manager sono diverse da quelle di un imprenditore: l’imprenditore deve condurre mentre il manager deve dirigere i processi aziendali quotidiani. La sovrapposizione dei ruoli è fallimentare. Egli riconosce alle sue squadre di manager la capacità di aver reso attuabili le sue strategie e le sue idee imprenditoriali visionarie: una complicità risolutiva ed efficace.

Attraverso questo libro ripercorrerete la strada sorprendente tracciata da Niccolò Branca che vi aiuterà a scoprire un nuovo modo di vivere la vostra stessa vita professionale e personale. Egli stesso dichiara “Se avessi affrontato alla vecchia maniera le sfide che il mondo mi ha proposto, sono sicuro che non ce l’avrei fatta”.

Niccolò Branca, Per fare un manager ci vuole un fiore, Mondadori 2013

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NOTA DEL DIARIO: Niccolò Branca è alla presidenza dell’azienda dal 1999 ed è stato insignito della carica di Professore Onorario alla Universidad del Salvador di Buenos Aires, dove tiene lezioni di Economia. Pratica meditazione da 24 anni, dopo aver seguito maestri internazionali. Noi del Diario lo abbiamo incontrato qualche mese fa e ne abbiamo ricavato un’impressione di grande autenticità e senso etico. Potete approfondire la sua conoscenza visitando il blog www.niccolobranca.it