Archivio della categoria: Capacità umane

I post che parlano delle capacità umane e di come allenarle.

Fenomenologia del boss: la leadership vista dal collaboratore

di Alice Alessandri

leadershipDa sempre Passodue ha a cuore il tema della leadership: in questi anni per il nostro blog abbiamo intervistato leader illuminati come Niccolò Branca e Sergio Casella dedicando un’intera sezione al tema e agli strumenti per essere efficaci nel loro ruolo. Ma che cosa succede se proviamo a guardare i diversi tipi di leader, e le tecniche di gestione del team, con gli occhi dei collaboratori? Cosa si aspettano i dipendenti da un vero capo? Ho chiesto di aiutarmi in questa riflessione a Francesca, una professionista con una ricca varietà di esperienze lavorative come Assistente di Direzione, un ruolo che spesso l’ha vista diventare la più stretta collaboratrice del “boss”.

Seguiteci nelle nostre considerazioni…

Il leader ideale

Tutti noi, nella vita, abbiamo avuto a che fare con un “capo”. Partendo dai genitori, fratelli maggiori, scout e commilitoni, colleghi senior e via dicendo, ci sarà stata almeno una volta nella quale abbiamo ricevuto delle direttive se non dei veri e propri ordini. Anche chi ha un ruolo di grande responsabilità, magari ai vertici dell’organigramma, deve render conto a qualcuno: siano essi gli azionisti o i soci. Ciascuno di noi ha maturato quindi una sua idea di come dovrebbe essere il “vero leader”, sviluppata magari proprio per contrasto rispetto alle esperienze reali vissute. Quali qualità deve avere allora un bravo capo?
Francesca, che nella vita ha avuto la fortuna di incontrare molti leader, si è fatta una visione chiara:

leader ideale“La leadership è una cosa intangibile, misteriosa, talvolta addirittura inspiegabile. Il leader può essere un trascinatore positivo – basti pensare a grandi figure della storia come Martin Luther King, Gandhi– oppure un capo dal carisma distruttivo, e purtroppo anche di queste figure la storia è ricca.”

Se la leadership non è di facile definizione, perché “intangibile e misteriosa”, c’è da chiedersi se “capi” si nasca o si diventi.

Quell’alchimia di capacità umane e competenze professionali che chiamiamo leadership può evolvere solo partendo da se stessi, dall’onestà di guardarsi dentro e dalla volontà di migliorarsi, mettendo a frutto le proprie esperienze. 

Concordiamo con Francesca “la leadership talvolta è innata e quel carisma che la caratterizza si manifesta anche molto presto, permettendo a chi ne è dotato di diventare un riferimento per gli altri in modo naturale”. Ma essa è anche frutto di competenze costruite nel tempo, credibilità professionale e personale: è insomma il risultato di un cammino che, se compiuto fino in fondo, può far diventare leader, e guadagnare autorevolezza, a prescindere dalla posizione nell’organigramma.

L’arte della maieutica

maestro maieuticaHo sempre amato il concetto di maieutica: l’esercizio del dialogo guidato dal maestro che porta l’allievo a ricercare dentro di sé la verità, determinandola in maniera autonoma. Un leader, così come un maestro, non vuole soltanto imporre le sue scelta ma far si che esse siano condivise e accettate, adottando uno stile di dialogo e comunicazione molto simile alla maieutica. Anche Francesca sostiene infatti che il leader è colui che ha compreso appieno il valore di comunicare e sa attrarre ed ingaggiare le persone. Sa raccontare e motivare, dicendo cose che “fanno la differenza”.

“Anni fa ho lavorato con un uomo dalla personalità davvero straordinaria: un ex ambasciatore americano, maestro nei rapporti interpersonali. Il suo talento più grande era la capacità di coltivare relazioni corrette e costruttive con tutti, riscuotendo il rispetto e la stima della controparte anche nel momento del disaccordo e della discussione. Un uomo capace di battere i pugni sul tavolo – quando il momento lo richiedeva – e di essere perfettamente calmo un istante più tardi. Era un leader in virtù dei risultati raggiunti in tanti anni di lavoro, e dei grandi obiettivi che conseguiva. Nella quotidianità, un magnifico maestro: coinvolgente, esigente, chiaro nelle sue richieste. Fattuale nell’esprimere la sua soddisfazione o il suo disappunto. Sempre credibile e giusto, anche nel momento del contrasto o del rimprovero. Lavorare con questo tipo di figura è molto impegnativo ma arricchisce enormemente.”

I grandi trascinatori fanno della passione per il lavoro uno stile di vita. La loro forza è la coerenza, cioè la coincidenza fra ciò che dichiarano come loro obiettivo e la capacità di realizzarlo. La loro passione è tale che vita personale e professionale diventano un unico sentire.leader

Lavorare con un leader si fatto è stimolante, istruttivo, galvanizzante. Ma, come ci racconta Francesca, essere all’altezza delle loro aspettative non è per niente facile. “La velocità di pensiero, la capacità di visione di questo tipo di capo rappresentano una sfida continua a ciò che pensiamo di saper fare. Anche quando siamo convinti di aver dato il 100% dobbiamo essere pronti a sentirci dire che non è sufficiente.”

Per lavorare bene con un leader forte c’è solo un sistema: uscire dal nostro punto di vista, dalle nostre certezze, e provare a ragionare come se fossimo al loro posto. “Farci molte domande, pensare a più soluzioni, non restare mai in superficie: è un impegno enorme ma anche, come collaboratore, un’opportunità di crescita impagabile”.

Cosa desiderano i collaboratori

Sicuramente il clima e il benessere all’interno di un’azienda sono collegati allo stile di leadership. Io e Francesca abbiamo quindi provato a stilare un elenco delle principali caratteristiche che un dipendente si aspetta di trovare nel comportamento del suo capo e nel rapporto con lei o lui.

  • Walk your talk” ovvero coerenza tra ciò che si dice e come si agisce: l’esempio stimola più di tante parole
  • Sentirsi riconosciuti e apprezzati, come esseri umani e professionisti: la spinta emotiva è la ricompensa più preziosa
  • Poter esprimere la propria opinione e contribuire attivamente al processo decisionale: si lavora con più passione a ciò che abbiamo aiutato a creare
  • Sapere dove si sta andando: la condivisione degli obiettivi, oltre a focalizzare l’impegno, è una concreta prova di fiducia
  • Ricevere complimenti per ciò che è fatto bene e critiche costruttive per quello che è da migliorare: con una guida “giusta” è più facile crescere.

genitori

Guardare il proprio capo assomiglia a quando, da adolescenti, osservavamo i nostri genitori e, se essi facevano qualcosa che disapprovavamo, ci veniva da pensare “da grande, con i miei figli, sarò diverso”. Poi diventi grande e ti accorgi che stai agendo gli stessi comportamenti.

Essere un buon un leader sotto la pressione dei risultati non è facile. Se vogliamo davvero un capo illuminato iniziamo a chiederci: “come posso contribuire al suo lavoro?”. Mettendoci nei suoi panni, applicando quella comprensione profonda che lo farà sentire capito e supportato, lo aiuteremo a migliorarsi ed esprimere le sue qualità. La leadership infatti si costruisce insieme, in un processo quotidiano a cui contribuiscono collaboratori e capi, per il benessere comune.

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Il presente è il dono

di Alice Alessandri e Alberto Aleo

passato presente futuroSi avvicina la fine del 2016 e la nostra attenzione rimbalza tra uno sguardo all’indietro, a valutare la stagione passata, e i progetti per il futuro anno, con i suoi 12 mesi nuovi di zecca pronti ad espettarci. E se, invece di vivere sospesi tra passato e futuro, provassimo a stare sul presente? Cosa c’è nel “qui e ora”? La risposta è di una semplicità disarmante: ci siamo noi, in questo preciso istante, che ci muoviamo dal chi siamo stati al chi saremo.

Nel presente c’è la chiave per la nostra autentica evoluzione ma questa chiave, a volte, sembra sfuggirci.

Per queste feste regaliamoci allora una maggiore consapevolezza del presente, fatta di gratitudine, fiducia e altri doni cui proveremo ad accedere insieme.

Bloccati nel passato

bloccati nel passato

Quante persone sono prigioniere del passato? Le riconoscete da alcune frasi tipiche “se avessi fatto…”, “io sono sempre stato così…”, “se tornassi indietro…” “si stava meglio quando si stava peggio…” “chi lascia la strada vecchia per la nuova…”. Il passato è la somma delle esperienze che abbiamo vissuto e dovrebbe servirci per accumulare conoscenza su noi e sugli altri, verificare il percorso della nostra evoluzione, perfezionare ciò che ha funzionato, imparare dagli errori.  Spesso però si rimane ancorati a valori, convinzioni e credenze che non ci appartengono più, ad alibi ai quali non crediamo più nemmeno noi stessi ma a cui siamo così legati da sentirci quasi costretti a mantenerli in vita. Il nostro consiglio?

Perdonatevi per gli “errori” commessi. Accettate la lezione ricevuta dal passato e andate oltre, certi di aver fatto quello che allora eravate in grado di fare.

Solo nel presente possiamo agire, il passato potrà fornirci dati e informazioni per evitare errori e capitalizzare esperienze, ma mai soluzioni.

Il futuro che non c’era

Qualche anno fa la compagnia telefonica Blu usò questo slogan per lanciarsi sul mercato e, dopo pochi mesi, scomparve dalla scena. Il futuro è una cosa meravigliosa, riempie le nostre menti di sogni e speranze ma… non esiste, è un’illusione che, se vi indugiamo troppo, ci distaccherà dall’unico momento veramente importante sul quale possiamo agire: ora!

Se concentriamo unicamente le nostre energie su quello che forse sarà o potrebbe essere, rischiamo di perdere le opportunità di cui è già ricco il presente.

vivi il momentoSognare e immaginare il futuro è infatti come viaggiare guardando foto pescate su Internet: ti possono emozionare ma suoni, colori, profumi è possibile sperimentarli solo vivendo.
Anticipare e pianificare troppo nei dettagli inoltre toglie gusto alla vita, ci distrae dai segnali, da quelle coincidenze e dai quei cambi di programma nei quali sono nascoste lezioni preziose e incontri magici.  Non sacrificate dunque l’oggi per una ricompensa da riscuotere in un domani sempre più distante, perché così facendo rischiate di sprecare la vostra vita, la passione e le energie che vi servono per raggiungere risultati concreti.

Dediti al Presente

Anche se passato e futuro non sono reali, hanno potere dentro la nostra testa dove guidano il dialogo interiore, quel turbinio di pensieri che ci distrae dal “qui e ora”. Come fare dunque per vivere pienamente il presente? Dobbiamo “uscire dalla mente” e aprire i sensi. Ad esempio nel luogo di lavoro impegnatevi ad osservare clienti e colleghi come persone viste per la prima volta; prestate attenzione all’ambiente nel quale vivete e lasciatevi stupire dai suoni che da sempre vi circondano ma che da troppo tempo consideravate solo un rumore di fondo.

Durante i pranzi di famiglia annusate il cibo prima di assaggiarlo e poi gustatene il sapore e la consistenza come se steste scoprendo le tradizioni millenarie di una cultura sconosciuta, la vostra.

alice-nuovaAncora affacciatevi alla finestra di casa e, con lo sguardo curioso e sorpreso dei bambini, osservate con gratitudine e fiducia il panorama che si gode a questo punto del vostro viaggio fin qui. Nel corso del 2017 proviamo quindi ad imparare qualcosa di nuovo su di noi alzandoci dal “divano”, comodo per rimuginare su passato e futuro ma inutile per scovare l’idea geniale che cambierà in meglio la nostra vita. Iniziamo piuttosto a costruirla quell’idea, usando il presente per “fare”, magari anche sbagliare e poi focalizzare meglio l‘azione.
Per augurarvi buone feste e felice anno nuovo, prendiamo a prestito una bellissima frase delmaestro Oogway che, nel film Kung Fu Panda, spiega al suo allievo Po:

il passato è storia, il futuro è mistero ma oggi è un dono… per questo si chiama presente!

Che possiate allora vivere anche voi il presente intensamente, come un regalo fatto a voi stessi e agli altri. Da parte nostra vi ringraziamo di cuore per essere stati parte del nostro 2016, per continuare ad essere con noi nel 2017 ma soprattutto per averci dedicato ancora una volta attenzione nel leggere qui ed ora l’ultimo articolo della stagione: il blog Diario di un Consulente va in vacanza, ci vediamo il 9 Gennaio con il primo articolo del nuovo anno.

Intanto, se vorrete, potrete continuare a seguirci sulla pagina Facebook.

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Il potere dei sogni: cambiare la propria vita al rientro dalle vacanze

Di Alice Alessandri e Alberto Aleo

Nota: consigliamo di leggere questo articolo ascoltando la canzone “Ho imparato a sognare” dei Negrita

sogniSi torna dalle vacanze con la valigia piena di sogni. L’estate è infatti il momento per riconnettersi con la parte più spensierata e fanciullesca di noi stessi.

Arrivati a casa, però, ci scontreremo con la realtà e di questi sogni per alcuni non rimarrà che un ricordo o addirittura quelle immagini, nelle quali ci siamo cullati sperando di cambiare la nostra vita, diventeranno un pungolo doloroso che ci ricorderà quanto distanti siamo da ciò che vogliamo, ammantando di ancora maggiore tristezza il ritorno alla routine.

Ma se sognare può far male, a cosa serve? Hanno i nostri sogni davvero il potere di cambiarci la vita? E se si, come? Per costruire una risposta facciamo insieme alcune riflessioni.

Progetti e Sogni

“La realtà è il 5% della vita. L’uomo deve sognare per salvarsi”

-Walter Bonatti

È necessario prima di tutto capire cosa sono davvero i sogni e che differenza esiste tra questi e i progetti, altrimenti rischieremo di non usare a pieno il potere nascosto nelle nostre visioni oniriche. I progetti sono dei piani che ci portano dalla realtà al futuro, hanno quindi un rapporto diretto con la nostra condizione di vita attuale. Per essere ideati e poi realizzati i progetti necessitano di un esercizio di volontà, di concretezza e un piano d’azione. Un sogno invece non deve necessariamente essere attuato, è svinolato dalla realtà, è libero. “Sognare qualcosa di realizzabile” è limitativo perché il vero compito del sogno è quello di generare una differenza di potenziale tra mondo reale e immaginazione. Liberatevi quindi dal fardello della “fattibilità”, quando sognate fatelo senza limiti e pensate ai sogni come ad una dinamo che carica di energia la vostra vita. Se invece avete voglia di trasformare un sogno in progetto, rileggete l’articolo dedicato ai Sogni nel Cassetto.

Realtà Potenziale

energia evoluzioneCreare una differenza di potenziale tra ciò che siete e ciò che sognate di essere vi caricherà di energia per affrontare il presente e vi metterà nella direzione della vostra evoluzione. Anche se a volte può sembrare dolorosa, la differenza tra la vita che avete e quella che sognate creerà un “effetto fionda” che vi costringerà a muovervi in avanti. Da piccolo Alberto sognava di fare l’attore, un’idea che non ha mai realizzato ma che lo ha aiutato ad affrontare la paura di parlare in pubblico. Alice invece si immaginava tra i banchi del MIT a studiare ingegneria, dopo 20 anni si è trovata in quelle stesse aule a parlare di leadership ad un gruppo di studenti. Non cercate di “capitalizzare” immediatamente l’energia e l’insegnamento che vi deriveranno dai vostri sogni ma coltivateli nella certezza che qualcosa di essi vi verrà utile in futuro, magari in modo inaspettato.

Dalla Realtà ai Sogni

Prendersi del tempo per “sognare senza confini” serve dunque ad accumulare energia per affrontare la realtà, non solo per creare progetti che la trasformino. Per esercitare questo potere di spinta, i sogni però necessitano di essere periodicamente “aggiornati”, cioè adeguati a ciò che siamo adesso. Ai sogni ci si affeziona ma a volte sono rimasti ancorati a momenti, scelte e credenze oramai superate. Quando ci si accorge di avere sogni obsoleti, come fare a dare spazio a nuovi scenari? A nostro avviso è sufficiente vivere con maggior consapevolezza il “qui ed ora” cioè calarsi nel presente. Sembra una contraddizione ma davvero per aggiornare i propri sogni è necessario ascoltare e ascoltarsi, immergendosi in modo più attento e consapevole nella vita. Registrate le vostre emozioni, immagazzinate suoni e immagini che vi suscitano sensazioni piacevoli: saranno tutti elementi costituitivi di un nuovo sogno che presto o tardi verrà a trovarvi.

ascoltare e ascoltarsiAnche se a volte può far male, sognare serve ed è un’attività che va coltivata per migliorare la nostra vita. Siamo abituati ad associare il sogno con la costruzione di immagini che ci rimandano l’idea di un futuro realizzabile ma il rapporto tra sogni e realtà non è sempre così diretto anche se gli uni sono necessari a vivere pienamente l’altra. Un esercizio che può aiutare a ridefinire la nostra capacità di sognare consiste nel concepire i sogni non solo in termini di immagini. Sognate anche con tutti gli altri sensi e sopratutto con le emozioni: popolando la vostra “realtà onirica” di queste nuove dimensioni libererete più facilmente i vostri sogni dal peso della realizzabilità e ne scatenerete il potere nascosto permettendogli di aiutarvi a vivere ogni giorno con maggiore entusiasmo. Buon ritorno alla realtà e “sogni d’oro”.

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Compiti per le vacanze: Risolvere l’equazione “Essere, Dare, Avere“

di Alice Alessandri e Alberto Aleo

estateQuante volte ci siamo chiesti “Chi sono io?”. Nei momenti in cui il fluire della vita si fa più intenso e le emozioni prendono il sopravvento, questa domanda emerge con più forza. L’estate è per sua natura la stagione della libertà e dei desideri, in cui sperimentiamo la bellezza di sentirci vivi e attivi. Ecco perché è un buon periodo per indagare il rapporto tra essere, dare, avere ed ecco perché proprio questo tipo d’indagine farà parte dei compiti per le vacanze che abbiamo deciso di assegnare ad ognuno di voi!

Invertire i termini dell’equazione

Il mondo moderno sembra suggerire un modello standardizzato per dare un senso alla propria esistenza: guarda attorno a te per individuare cosa puoi prendere, o pretendere, così da ottenere ciò che desideri e placare la spinta dell’ambizione; quando finalmente avrai soddisfatto il tuo ego potrai pensare di dare a chi ti sta vicino e in questo modo, alla fine dei tuoi giorni, forse otterrai la saggezza necessaria per scoprire chi sei veramente! E’ l’iter seguito da spietati miliardari che ad un certo punto si scoprono filantropi e poi ancora presunti guru dispensatori di facili consigli sulla felicità. Molti di noi legano l’essere all’avere dimenticandosi che:

“Per avere è necessario prima ricevere, per ricevere serve prima dare e per dare prima di tutto dobbiamo essere consapevoli dei nostri doni.”

I termini della faccenda sono quindi inversi: cominciate quindi i vostri compiti per le vacanze chiedendovi “Quali talenti posso offrire al mondo? Cosa ho da dare?”.

Integralismo positivo

Trovare una risposta alla domanda precedente è un viaggio dentro la consapevolezza di sé, a volte lungo e complesso, sicuramente molto personale. Vi diamo un suggerimento per iniziarlo: partite dalle vostre radici. IMG_3274Significa riprendere contatto con il proprio “bambino interiore”, con i luoghi, le persone e le emozioni che hanno caratterizzato la vostra crescita, anche quando non sono stati del tutto piacevoli. Rileggete con orgoglio e compassione la vostra storia personale, accettatevi ed esaltate le peculiarità di ciò che avete vissuto. Siate integralisti nel senso più positivo del termine e cioè essere integralmente voi stessi e saper integrare le vostre differenze con quelle degli altri. Come ci ha ricordato recentemente Massimo Franceschetti, la natura esalta le differenze grazie alle quali evolve e impara, creando. Seguitene quindi le regole, fissando le vostre radici nel terreno di ciò che siete e incrociando i vostri rami con quelli di chi incontrerete lungo il cammino. Proseguite i vostri compiti per le vacanze chiedevi “In cosa sono diverso dagli altri e gli altri da me? Come possiamo integrare queste differenze?”.

Accettare e meritare

La nonna di Alberto sosteneva che “chi non accetta non merita”, una saggia considerazione che ci aiuta ad introdurre l’ultimo passaggio per risolvere l’equazione essere, dare, avere. Spesso quello che ci impedisce di raccogliere i frutti del nostro agire è l’incapacità di ricevere. Sembra assurdo ma ci sono molte più persone che non sanno tendere le mani per prendere rispetto a quelle che non sanno donare. Prendere è infatti un atto di fiducia molto difficile perché implica accettazione, umiltà e – ancora una volta- consapevolezza. Rispetto a cosa? Ai doni che raccoglierete! La capacità di ricevere è connessa alla capacità di esprimere gratitudine. Essere grati significa riconoscere ciò che abbiamo: un atto molto difficile perché ogni volta che lo compiamo ci prendiamo una grande responsabilità.

Quando qualcuno dice “ho ricevuto questo dono” dentro di sé sa che dovrà poi utilizzarlo, dovrà farlo fruttare, che tocca a lui, e a nessun altro, trarre il meglio dai mezzi e dai “talenti” che gli sono stati regalati. 

E’ questa la ragione per cui spesso giriamo la testa, ritiriamo le mani e ci rifiutiamo di ricevere. Non accettiamo di essere felici e la grande responsabilità che ne deriva. Per completare i vostri compiti per le vacanze chiedetevi da ultimo “Cosa sto ricevendo? Cosa mi rifiuto di accettare? Di cosa posso essere grato?”.

compiti per le vacanzeL’estate è magica, come recitano molte poesie e canzoni. Se ci pensate è piena di riti che celebrano il nostro rapporto con la natura e le sue leggi: non è forse questo il significato profondo di un falò sulla spiaggia, delle passeggiate in montagna circondati da vette maestose o di una cena sotto un cielo di stelle? Vi auguriamo che l’esoterismo nascosto nei bei momenti che vivrete in questa stagione vi aiuti a comprendere ciò che vi circonda, a conoscervi di più rinforzando il rapporto tra essere, dare, avere grazie anche ai compiti per le vacanze che vi abbiamo assegnato. Se ci riuscirete, provate a donare la vostra evoluzione agli altri, contribuendo a sviluppare quella coscienza universale che tutti ci lega; ne riceverete in cambio un rinnovato e profondo benessere che vi permetterà di partite con slancio al rientro. Buona estate.

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Soul Manager: prendersi cura dell’anima dell’azienda

di Alice Alessandri e Alberto Aleo

soul managerLe consulenze One to One sono spesso occasione per i nostri clienti di parlare dei loro sogni. In questi intimi momenti di “verità” vengono alla luce stimoli e idee potenzialmente rivoluzionari. È il caso di una manager che qualche tempo fa ci ha confessato il desiderio di occuparsi della crescita personale dei suoi colleghi e dell’evoluzione spirituale dell’organizzazione per cui lavora. È convinta, infatti, che questo incrementerà l’armonia e il clima interno, contribuendo alla crescita dei risultati. Che esista un legame tra ambiente di lavoro e performance non è certo una novità ma che possa esistere in azienda una figura professionale che si prenda cura dell’anima della gente si! Stiamo parlando di un nuovo ruolo con grande potenziale strategico: il soul manager. Da come ci alimentiamo, agli spazi in cui lavoriamo, alle azioni che compiamo, tutto incide sul benessere e di conseguenza sui risultati.

Solo adottando una visione olistica del professionista e della persona, potremmo sperare di avere collaboratori centrati che siano una vera risorsa”. 

Corpo, testa, cuore

corpo testa cuoreCome esseri umani siamo composti di molte parti. Ubbidiamo ad istinti animali, ad emozioni profonde e, solo limitatamente, alla nostra razionalità. Le relazioni con i nostri simili sollecitano sopratutto quelle componenti che sono meno sotto il controllo della mente. Se pensiamo che ognuno di noi spende a contatto con colleghi e clienti almeno il 50% della sua giornata, ci rendiamo immediatamente conto di come corpo e cuore, cui gli istinti e le emozioni fanno riferimento, giochino un’enorme importanza anche nella nostra professione. Tutti, almeno una volta, abbiamo fatto esperienza di come compiere un’azione contraria al nostro istinto possa essere pericoloso o avventurarsi in una sfida che non ci appassiona possa condurre a risultati negativi. Allenando corpo e cuore ad agire in accordo con la nostra testa, il soul manager ci aiuterà a migliorare le performance consentendoci di esprimere al meglio le nostre capacità e competenze, così da mettere a servizio della mission e della vision aziendali ben di più che la nostra mente.

Dal dire al fare

È ormai evidente che, nei mercati maturi, la componente immateriale del sistema d’offerta è quella davvero in grado di fare la differenza. L’attenzione del cliente è sempre più spesso concentrata su valori e identità, piuttosto che prodotti e servizi. Ma come si fa a dare concretezza all’immateriale? La risposta è solo apparentemente semplice: attraverso lo stile d’interazione ovvero la relazione. Le nostre dichiarazioni di intenti rimarranno tali se non si tradurranno in comportamenti verso clienti e colleghi. Le aziende, che attraverso il marketing hanno imparato a lanciare succulenti promesse, hanno adesso bisogno di trasformarle in fatti e per farlo devono servirsi di persone in grado di costruire relazioni coerenti con i principi espressi dall’organizzazione. Stiamo dicendo che tra il dire e il fare c’è lo stesso rapporto che esiste tra sinapsi, cuore e muscoli. Sarà il soul manager a curare il loro coordinamento, verificando che i valori siano compresi, condivisi nel profondo e quindi tradotti in azioni. Non soltanto un brand manager esperto d’identità aziendale, ma qualcuno che sappia legare quest’ultima ai comportamenti e alla crescita del singolo.

Identità collettiva e leadership condivisa

Le aziende in questi anni sono profondamente mutate. Da organizzazioni piramidali, in alcuni casi padronali, all’interno delle quali una o poche identità emergevano, sono diventate strutture reticolari: sistemi all’interno dei quali potere, conoscenze e, a volte, funzioni sono condivise. Questa trasversalità e democratizzazione, se non gestita, può portare ad un indebolimento di carattere. Se l’azienda piramidale infatti si identificava con il suo vertice, l’azienda orizzontale ha bisogno di un’identità e una leadership condivise. Ma come si fa a costruire uno spazio nel quale si riconoscano e raccolgano le varie anime da cui è formata un’organizzazione? Guidando le persone attraverso un percorso comune di consapevolezza ed evoluzione. Ancora una volta esattamente ciò di cui un soul manager dovrebbe occuparsi.
polizia canadese yoga

Qualche tempo fa è girata sui social un’immagine che ritraeva alcuni agenti della polizia canadese impegnati in una lezione di yoga: sicuramente un’idea inusuale di gestire un dipartimento di polizia. Anche Niccolò Branca nel suo libro “Per fare un manager ci vuole un fiore” ci ha parlato chiaramente del ruolo che ha avuto la meditazione nella gestione dell’azienda di cui è presidente. Noi crediamo che il futuro del business passi anche attraverso prassi che sappiano unire mente, corpo e cuore. In questa visione, per prosperare le aziende dovranno diventare luoghi in cui fondere obiettivi personali e professionali ed avranno bisogno di soul manager che aiutino le persone a superare il conflitto d’identità che separa chi sono da cosa fanno.

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Lose-Lose: quando perdi l’opportunità di vincere insieme

di Alice Alessandri

perdere e vincere insiemeQualche tempo fa abbiamo dedicato un articolo al win-win che in italiano significa “vincere insieme”, un’espressione molto in voga quando si parla di negoziazione, sia a livello di scenari politici ed economici (vertenze sindacali, accordi di categoria, …) che nella scala dell’agire quotidiano (chiudere una vendita con un cliente, decidere la meta delle vacanze, …).

Guardandosi attorno ci si accorge però che la ricerca di una vittoria condivisa, che soddisfi entrambe le parti, è spesso più uno slogan che una reale strategia per condurre efficacemente le trattative. Effettivamente spesso si parte con l’obiettivo di vincere insieme ma si finisce col far prevalere la propria posizione di potere imponendo all’altro una decisione o, al contrario, rinunciando alla battaglia e sottomettendosi; in entrambi i casi si ottiene così un win-lose.

Ma lo scenario peggiore e più pericoloso prende forma quando, piuttosto che fare vincere l’altro, decidiamo di far perdere tutti.

Nasce così il lose-lose: una situazione cui lo storico dell’economia Carlo M. Cipolla ha dedicato il saggio Le leggi fondamentali della stupidità umana che descrive coloro che causano un danno agli altri senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita. E’ dunque possibile riconoscere una situazione dove rischiamo di perdere tutti e trasformarla in un “vincere insieme”?

La linea sottile tra vincere insieme o perdere insieme

Alla base della difficoltà di perseguire una vittoria condivisa troviamo la più pericolosa di tutte le consigliere ovvero la paura; influenzati dal timore di concedere un vantaggio all’altro, di riporre male la nostra fiducia, di perdere qualcosa, finiamo con il distruggerci a vicenda.

Prendiamo ad esempio il caso di un’azienda che qualche anno fa, in piena crisi dei mercati, si è trovata davanti alla difficile decisione di cedere la proprietà a un compratore estero disponibile a tenere 30 dei 90 addetti, prevedendo per gli altri una buona uscita che consentisse loro di sostenersi in attesa di una nuova occupazione. La rigidità delle posizioni durante la trattativa e la volontà di ognuno di mantenere i privilegi acquisti, ha allontanato ogni possibilità di vincere insieme generando una perfetta perdita condivisa: la rinuncia del possibile compratore che ha perso l’opportunità di un buon investimento, il conseguente fallimento dell’azienda che non ha potuto proseguire l’attività e la perdita del lavoro per tutti i 90 dipendenti rimasti senza salario e senza buona uscita.

Come consulenti riceviamo spesso richieste d’aiuto da parte di aziende che si ritrovano a pagare le conseguenze negative di scelte affrettate dettate dalla paura di perdere un’opportunità nel breve termine. Bisogna sempre valutare opzioni e conseguenze del nostro agire, adottando una visione più ampia che permetta di includere il punto di vista degli altri in una cornice temporale di medio lungo termine.

Mettersi nei panni dell’altro per vincere insieme

mettersi nei panni dell'altroLe persone spesso perseguono obiettivi diversi da quelli che dichiarano –obiettivi inconsci dei quali non sono pienamente consapevoli- e questa è una delle ragioni che ci allontanano dal vincere insieme.

Parte del nostro lavoro ad esempio consiste nell’implementare nelle aziende nuove procedure commerciali, basate sul metodo della Vendita Etica. Come tutte le innovazioni capita che ci sia qualcuno che reagisca negativamente al cambiamento. Spesso è proprio uno dei venditori di maggior successo ad opporsi con più veemenza, cercando di influenzare i colleghi con frasi come “mi sono sempre basato soltanto sul mio istinto; guardate i miei risultati: per vendere non servono metodi!”. La paura del cambiamento o peggio quella di vedere crescere le capacità dei colleghi e perdere la sua posizione di privilegio, non permettono al nostro “esperto della vendita” di rendersi consapevole della pericolosità del suo comportamento. Egli sta in effetti creando i presupposti per perdere insieme: i venditori più deboli non potranno crescere e migliorare, l’azienda non produrrà utili sufficienti avviandosi ad affrontare un periodo di crisi che alla lunga minaccerà anche il suo posto di lavoro.

Quando il nostro interlocutore sembra arroccato in una posizione inaccessibile dobbiamo far appello alla capacità di mettersi nei panni dell’altro, senza giudizio ma con la volontà di indagare i valori profondi che sostengono il suo punto di vista. La legge della reciprocità ci ricorda che per poter ottenere la fiducia dell’altro prima bisogna donargli la nostra, offrendogli possibili soluzioni alternative. Solo così avremo compiuto il primo passo lungo il sentiero che ci condurrà a vincere insieme.

Comprendere le conseguenze con una visione allargata

Perdere insieme e vincere insieme hanno entrambi un grande potere che si espande nel tempo e nello spazio, nel primo caso moltiplicando rancore e risentimento mentre nel secondo soddisfazione e benessere.

Allagare la visione delle conseguenze nel tempo, chiedendosi cosa succederà dopo, e nello spazio, considerando le persone coinvolte dalla decisione che prenderemo, aiuta ad essere più efficaci nelle proprie posizioni negoziali.

Spesso ci si focalizza solo sugli aspetti materiali del contenzioso e in particolare su ciò che ci differenzia o distanzia dall’altro, ignorando completamente i punti di contatto che si possono trovare appena si ampia la visione.

vincere insieme

Noi di Passodue crediamo che sia importante allenarsi ad agire partendo dalle piccole negoziazioni quotidiane perseguendo, per quanto possibile, l’obiettivo di vincere insieme: non solo si otterrà un maggior beneficio per le persone coinvolte direttamente nella trattativa ma si espanderanno gli effetti positivi su più livelli, contribuendo a fare del mondo – la nostra casa – un posto migliore.

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Re Magi 2.0: in dono consapevolezza, gratitudine e un pizzico di magia

di Alice Alessandri e Alberto Aleo

presepeTra pochi giorni sarà Natale, una festa che per i cristiani celebra la nascita di Gesù ma che più universalmente rappresenta un momento dedicato alle relazioni, alle riflessioni e ai bilanci. La tradizione vuole che siamo stati i Re Magi, portando a Gesù bambino oro, incenso e mirra, a dare inizio all’usanza dello scambio dei regali. Qualunque sia il tuo credo, ti auguriamo di ricevere tre doni che riteniamo preziosi: consapevolezza, gratitudine e magia. Scopriamo perché essi siano così importanti e capaci di cambiare in meglio la tua vita e quella di chi ti sta intorno. 

 Consapevolezza come autenticità

La consapevolezza più che uno stato è un processo, un viaggio dentro se stessi alla ricerca di ciò che siamo, dei valori che ci guidano e di come possiamo “agirli” trasformandoli in virtù, contribuendo così a rendere il mondo un posto migliore. Qualsiasi mestiere tu faccia nella vita ti auguriamo di esprimere tutto te stesso affinché possa manifestare chi sei veramente. Per renderti consapevole e svelare al mondo la tua unicità, inizia a guardare con occhi nuovi l’ambiente in cui vivi. Contribuisci a migliorare il tuo luogo di lavoro ad esempio salutando tutti con un sorriso, abbellendo la scrivania e svolgendo al meglio la tua mansione, per quanto apparentemente noiosa o insignificante possa apparire agli occhi dei distratti. Così facendo riscoprirai i tuoi talenti e ritroverai alcuni sogni del cassetto, come abbiamo descritto in un articolo che ti suggeriamo di rileggere. Se invece senti proprio di non star facendo ciò per cui sei destinato, procurati l’utilissimo manuale “Mollo tutto! E faccio solo quello che mi pare” di John Williams: ti aiuterà a trovare la strada guidandoti in un percorso di consapevolezza. In ogni caso, ricordati che indossare una maschera, andare a lavorare in attesa del fine settimana e affaticarsi in qualcosa che non piace aspettando di vivere una “vita vera” sono i più grandi peccati che tu possa compiere contro te stesso e il mondo, privandolo del tuo personale contributo all’incremento di felicità condivisa. Se ti serve un’ulteriore iniezione di fiducia e speranza, ricorda che sono tante le persone che, anche nel nostro paese, si impegnano continuamente per perseguire questo obiettivo e il nostro blog ha come missione raccogliere e raccontare le loro storie di felicità e successo.

Gratitudine come amore

Albi&Alice
Nella prospettiva della relazione con gli altri, essere se stessi diventa un’azione generosa. Crediamo fortemente che ciascuno di noi sia al mondo per una ragione e mettere il proprio talento, la propria passione e il proprio impegno a servizio degli altri, facendo al meglio quello che sappiamo fare solo noi, sia il primo e più importante atto d’amore. Compiere le azioni quotidiane con consapevolezza della propria unicità e con gratitudine per ciò che siamo, dà un senso di completezza alla vita. Quando invece l’agire è guidato dalla “pretesa” di ricevere “lui/lei dovrebbe fare …”, “mi aspetto che tu faccia …”, “certo che il mio capo dovrebbe …”, si precipita nella trappola dell’egocentrismo. Misurando i rapporti umani unicamente con la legge del dare-avere pensiamo di controllare meglio i risultati e avvicinarci più velocemente al successo, ma stiamo solo spingendo le opportunità lontano da noi, come avviene ogni volta in cui diamo agli altri la responsabilità della nostra vita. L’atteggiamento “se mi dai ti dò, se ti dò verifico che tu mi dia indietro” costringe infatti a controllare ogni azione per verificare se è stata ripagata, limitando così il nostro mondo di relazioni ad un numero finito di interazioni possibili da gestire e trasformandoci in contabili dei rapporti umani. Comportarsi in questo modo significa confondere i doni con gli scambi, che hanno natura completamente diversa. Chi dona sinceramente e veramente non si aspetta niente in cambio, se non quel senso di felicità che deriva dal compiere un atto in grado di riempire la nostra vita e il mondo intero di gratitudine e amore. Scambia allora quando c’è da scambiare, chiedi chiaramente quanto c’è da chiedere senza coltivare frustrazione o risentimento e quando doni fallo incondizionatamente. 

Magia come “serendipity”

354Ti auguriamo infine di risvegliare la magia e accogliere nella tua vita l’inatteso, per quanto spaventevole ed imperfetto possa inizialmente sembrare. La parola inglese “serendipity” descrive la meraviglia e la magia di ottenere risposte importanti mentre stiamo cercando altro. Possiamo in qualche modo facilitare questo processo o è puro frutto del caso? Guardando alla nostra esperienza, ti incoraggiamo ad aprire gli occhi con fiducia: il mondo è pieno di doni e segnali che spesso non cogliamo perché distratti dal dialogo interiore, continuo e incessante, che ci impedisce di osservare veramente cosa avviene fuori da noi. In questa ricerca prepararti ad accettare tutte le indicazioni, anche quelle che ti segnaleranno una strada chiusa o una deviazione, perché ti serviranno comunque per crescere. Stai aperto con atteggiamento curioso, pronto a scoprire cosa c’è in serbo per te e ricordando che la vera ricompensa è il viaggio.

Comunque tu abbia deciso di trascorrere questo periodo di festa in famiglia, pregando, lavorando o semplicemente guardando le vetrine dei negozi, ti auguriamo di trovare la pace con te stesso e le persone che hai vicino, assaporando ogni attimo. Come ci piace dire “nella vita non ci vuole fretta, ci vuole ritmo”: scoprendo quello che ti “batte dentro” e seguendolo potrai, giorno dopo giorno con dedizione, impegno e divertimento, dar forma ai tuoi sogni.

Buon Natale e Buon 2016.

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“Io penso positivo”: consigli di una professionista dell’ottimismo

di Alice Alessandri

IMG_6518Chi mi conosce sa che sono, senza ombra di dubbio, un’inguaribile ottimista, caratteristica che anche io stessa mi riconosco. Sin da piccola ho guardato il mondo con un paio di “occhiali rosa” e grazie a questi ho osservato gli eventi da una prospettiva particolare. Ad esempio a 9 anni ho preso parte alla mia prima competizione di ginnastica artistica: sono arrivata ultima e quando lo speaker di gara (a pensarci adesso poco sensibile) ha annunciato al pubblico “40-esima e ultima classificata Alice Alessandri!” io ho gioito comunque per aver ricevuto la medaglia di partecipazione mentre mia mamma si preoccupava per le eventuali ferite subite dal mio ego. Qualche settimana fa ho letto un articolo pubblicato negli archivi de La Stampa che mette in evidenza la trappola del pensiero positivo. I pessimisti, che a volte sono veri e propri catastrofisti, dipingono spesso noi ottimisti come persone superficiali, illuse o così fortunate da potersi permettere di vivere staccati dalla realtà. Indubbiamente chi ci giudica in questo modo ogni tanto ha ragione e proprio per questo ho dovuto lavorare per fare della “visione positiva” una strategia di vita e non un atteggiamento ottuso. Nell’articolo che segue vi racconto come allenarvi all’ottimismo strategico per utilizzarlo al meglio.

Ottimismo e Realismo

La prima lezione da apprendere è quella di connettere l’ottimismo al realismo. L’errore in cui io per prima sono spesso caduta è quello di utilizzare l’ottimismo come una fuga dalla realtà: negare gli eventi, sopprimere dolori, sentimenti negativi e problemi, salvo poi ritrovarseli qualche tempo dopo più grandi e potenti. Dobbiamo imparare a osservare ciò che ci accade con atteggiamento aperto, coglierne tutti gli aspetti, le sfumature e le ombre per decidere poi, in piena consapevolezza, di focalizzarci su quelli più luminosi. E’ questa attitudine che mi porta a cercare i quadrifogli in un campo verde (lo faccio davvero!), scorgere il dono di ogni persona che incontro, addestrare i venditori a trovare almeno un aspetto positivo nei loro clienti, anche quelli più ostici, e focalizzandosi su questo, aprirsi sinceramente all’altro.

Azione e Responsabilità

IMG_7830Essere ottimisti non significa puntare tutto sul pensiero positivo per poi sedersi e aspettare che qualcosa succeda. L’ottimismo diventa azione e strategia arricchendolo con il senso di responsabilità: decidiamo cosa vogliamo e mettiamoci poi in cammino, con impegno per ottenerlo [rileggi a questo proposito l’articolo L’ottimismo come strategia ]. Di fronte alle difficoltà, alle scelte e a ciò che ancora non abbiamo ottenuto, a molti risulta comodo incolpare il fato, prendersela con il Karma e il mondo crudele. Attenzione perchè la trappola delle profezie auto avveranti è incredibilmente potente e pericolosa come ci ricorda Paul Watzlawick nel suo bellissimo libro “Istruzioni per rendersi infelici”. Non si tratta di magia ma di focalizzazione dell’azione: quando siamo timorosi rispetto al verificarsi di determinati eventi alteriamo inconsciamente il nostro comportamento in modo da diventarne causa. Ci resterà quindi solo l’amara soddisfazione di dire a noi stessi “avevo ragione, facevo bene ad essere pessimista!”. La buona notizia è che le profezie funzionano anche quando le formuliamo in modo positivo per il raggiungimento dei nostri obiettivi.

Fiducia

Per avere un atteggiamento positivo verso la vita serve sicuramente una profonda fiducia: negli altri, in noi stessi, in quello che arriva, nelle infinite possibilità, più in generale nel fatto che anche dietro un evento negativo ci possa comunque essere qualcosa di positivo. D’altronde come recentemente mi è capitato di sentire al cinema “nella vita a volte si vince a volta si impara” e come noi di Passodue abbiamo raccontato in questo articolo dedicato alle Responsabilità “Non è sempre nostra la responsabilità di ciò che ci accade ma lo è sempre decidere come reagire: prenderne consapevolezza ci rende liberi”. Abituatevi ad incominciare la giornata osservando i vostri pensieri negativi, immaginando una strategia per trasformarli, arginarli o, al limite, accettarli come occasioni di crescita. Un buon allenamento è circondarsi di libri, film e canzoni che parlano di ottimismo. Per questo il 20 giugno sarò con Alberto ad Ancona per il concerto inaugurale del tour estivo di Lorenzo Jovanotti e, cantando a squarcia gola, penserò a tutti gli ottimisti e gli aspiranti tali, perché come dice la mia collega di università Francesca Benzi, professionista affermata e atleta di Triathlon, “noi della setta segreta del bicchiere mezzo pieno vinciamo sempre”:

concerti-2015-jovanottiIo penso positivo perché son vivo […] Io penso positivo ma non vuol dire che non ci vedo, io penso positivo in quanto credo. […] Credo soltanto che fra il male e il bene è più forte il bene […] Uscire da un metro quadro dove ogni cosa sembra dovuta, guardare dentro alle cose: c’è una realtà  sconosciuta che chiede soltanto un modo per venir fuori a veder le stelle e vivere le esperienze sulla mia pelle.

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Le responsabilità ci rendono liberi

di Alice Alessandri

benaltrismoLeggendo il titolo probabilmente hai pensato “ci sarà stato un errore di digitazione: come possono proprio le responsabilità renderci liberi?”; in effetti siamo abituati a credere il contrario ovvero che liberarsi dal peso delle responsabilità contribuisca alla nostra libertà. Per dare significato a questo apparente ossimoro dobbiamo fare un viaggio nella nostra esperienza quotidiana di formatori. In aula incontriamo giovani arrabbiati con il mondo, professionisti infuriati con il mercato e venditori pronti a incolpare i clienti dei loro insuccessi. Social network e televisione sono pieni di lamentele e accuse; incrociando anche casualmente un dialogo tra “addetti ai lavori” ti accorgerai che spesso è riducibile ad un susseguirsi di colpe e ragioni al di fuori dei protagonisti. Nel pensiero comune dunque non abbiamo la “responsabilità” di quello che accade intorno a noi e del mondo in cui viviamo, ma nonostante questa “liberazione” dal peso dell’onere, la situazione pare rimanere bloccata! E se il rapporto tra assenza di responsabilità e libertà non fosse così diretto?

Il benaltrismo

Cerchiamo allora un modo diverso di operare, che ci permetta davvero di essere padroni della nostra vita e dei suoi risultati. Quando inizi ad osservare gli eventi da un nuovo punto di vista, provando ad agire e a prendere su di te qualche responsabilità operativa, ti senti dire da chi è abituato a incolpare gli altri (società, datore di lavoro, sfortuna, governo, cavallette, alieni ecc..) “No, non è possibile, ci vuole ben altro!!!”. Questo atteggiamento è così diffuso da aver dato vita ad un azzeccato neologismo: il benaltrismo. A ben guardare il benaltrismo cela la paura di sentirsi causa di ciò che accade, di essere ingiustamente colpevolizzati o, forse, di essere costretti a rimboccarsi le maniche e agire un cambiamento che ci costringerà ad abbandonare la nostra zona di confort.

La conseguenza più immediata nel porre la responsabilità di ciò che ci accade fuori da noi è quella di mettere fuori portata anche le soluzioni.

Così facendo dimentichiamo qual è il nostro vero obiettivo come essere umani: evolvere verso la felicità e non certamente trovare alibi per non esserci riusciti.

Chiedi e ti sarà dato

MuralesNel suo Vangelo, Matteo attribuisce a Gesù questa frase che ci ricorda come per far “succedere” i nostri desideri sia necessaria la volontà. Più tardi la fisica quantistica ha insegnato che il solo atto di osservare un sistema lo modifica. Tutto ciò ci fa riflettere su quanto le nostre azioni (e i nostri pensieri) incidano sui risultati. Siamo dunque noi stessi i “colpevoli” di tutto il “brutto” che ci circonda? No, ma come ci ricorda il nostro amico Roberto Gavioli, la vita è un drugstore perfetto: ti consegna sempre esattamente quello che hai chiesto e che ti è necessario per la tua evoluzione. Il problema è che spesso non siamo consapevoli di cosa stiamo chiedendo e di cosa ci serve realmente per evolvere. Restiamo così spiazzati pensando che quello che ci accade sia ingiusto, non impariamo nessuna lezione, credendoci vittime di un complotto ordito dall’universo contro di noi.

Prendersi la responsabilità

DoNoStopSe impariamo a interrogarci nel profondo su ciò che ci succede, ricercando un modo di reagire e di affrontare gli eventi, allora si che saremo pienamente liberi in grado cioè di portare il cambiamento nell’unico luogo in cui possiamo essere davvero felici e appagati: dentro noi stessi! Finchè ci ostineremo ad accusare gli altri con l’assurda pretesa che siano essi a cambiare per migliorare la nostra condizione, allora la nostra vita – sia nell’ambito personale che lavorativo – diventerà una prigione. Lasciando agli altri il privilegio dell’azione perdiamo il nostro potere creativo: la vera scintilla divina che ci è stata donata. Le responsabilità, una volta conosciute, indagate e vissute come un’opportunità, invece di inchiodarci alla realtà ci permettono di agire per contribuire a trasformare il nostro mondo in quel posto meraviglioso che tanto sogniamo.

Non è sempre nostra la responsabilità di ciò che ci accade ma lo è sempre decidere come reagire: prenderne consapevolezza ci rende liberi.

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“Imprenditori per conto di Dio”: quando il successo è a servizio del bene

di Alberto Aleo
Blues BrothersVi ricordate la scena del film The Blues Brothers in cui John Belushi dichiara “siamo in missione per conto di Dio” per descrivere il suo progetto di mettere insieme una band? Fa sorridere ma un po’ anche riflettere suggerendo l’idea che anche il talento più “strano” possa essere messo a servizio di una causa superiore. Prendendo spunto da questa battuta leggendaria vorrei capire insieme a voi se esiste un rapporto tra la nostra spiritualità (cui è legato il senso etico) e la possibilità di ottenere successo e ricchezza nella vita. In particolare è possibile essere abili imprenditori rimanendo brave persone? O ancora è possibile che proprio perché si è brave persone si possano ottenere successo e ricchezza?

“E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago…”

Chi non conosce questa metafora utilizzata da Gesù? Nel corso dei secoli il suo significato è stato fuorviato e qualche cattivo interprete, dagli interessi più bolscevichi che religiosi, l’ha posta alla base dell’eterno conflitto tra successo e salvezza che angustia la nostra società da generazioni. Più o meno direttamente ci è infatti stato insegnato sin da bambini che nella vita è necessario scegliere: o essere etici e rimanere poveri ma onesti oppure provare a scalare la vetta del successo nella certezza però che diventando ricchi perderemo la nostra anima. Un bivio che ci pone davanti ad una rinuncia grave, contrapponendo benessere materiale a benessere interiore. Questa dicotomia oltretutto ha l’effetto di autorizzare le “brave” persone ad essere rinunciatarie e a guardare in cagnesco chi invece ottiene risultati, il quale a sua volta si ritiene legittimato a comportarsi in modo poco etico, tanto il “regno dei cieli” gli sarà comunque precluso. E’ in rapporto a questa frattura sociale, questo negare lo scopo comunitario del ruolo della ricchezza, che Max Webber evidenziò nel suo L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, i limiti dell’approccio cattolico all’economia.

Far fruttare i nostri “Talenti”

coltivareIl riferimento è all’altra nota parabola dei Vangeli nella quale il padrone rimprovera il servo che non ha dimostrato iniziativa e creatività nel mettere a frutto quanto gli era stato dato. Che fare allora se in dono abbiamo ricevuto il “talento” per fare soldi? Dovremmo seguire la nostra inclinazione e metterla al servizio della comunità o seppellirla per paura di restare fuori dal regno dei cieli? Per rispondere a queste domande dobbiamo guardare con attenzione al ruolo positivo dell’economia, del profitto e della ricchezza nelle nostre società. Lo sviluppo economico sano ha permesso l’evoluzione dell’umanità, consentendoci di raggiungere conquiste altrimenti impensabili. Il profitto però non può essere considerato solo materiale, lo stesso vale per la ricchezza e il benessere che ne derivano. Solo allargandone il significato chi ha il talento di generarli potrà ricoprire un ruolo sociale fondamentale e potrà fare del bene a se e agli altri. E’ chiaro che anche il processo di produzione della ricchezza deve essere virtuoso ed etico, soprattutto l’imprenditore non deve dimenticare il senso ultimo del suo agire che appunto è il benessere condiviso e non il bene-avere egoistico. Per capire i vantaggi di questo cambio di visione strategica vi invito a rileggere il bell’articolo di Paolo Celli ed Elisabetta Casali dedicato alla Buona Causa.

Dare e Ricevere

Se ci pensate l’essenza stessa dell’attività economica ci obbliga a concentrarci principalmente e in modo prioritario sul dare e poi sul ricevere. Come ricordato nell’articolo Investimenti e Ricavi una delle leggi base del mercato dichiara che i ricavi seguono e non anticipano gli investimenti. Concentrarsi sui ricavi, cioè sul ricevere, senza prima aver progettato adeguati investimenti, quindi il dare, significa dunque tradire i principi base del mercato e assumere una visione egoistica e opportunistica che non solo è sbagliata in termini morali ma è anche antieconomica. Sembra allora che morale ed economia abbiano più di un punto di contatto e che il talento di “far soldi” consista nel saper mettere a frutto la propria capacità di dare prima ed in anticipo qualcosa a qualcuno che poi saprà trasformarlo in benessere e ricchezza anche per noi. Nel business plan quindi concentrare l’attenzione su ciò che si dà e su ciò che i clienti e la società riceveranno è il modo migliore e più sicuro, oltre che etico, per raggiungere buoni risultati!

happinessE’ venuto il momento per il nostro paese di riabilitare il ruolo della ricchezza e del successo, evitando di contrapporre questi due termini ad etica e spiritualità. Solo integrandoli e dando la possibilità ai ricchi e agli imprenditori con idee di “entrare nel regno dei cieli” potremo sperare di averli al nostro fianco nella costruzione di una vera economia del benessere condiviso. L’alternativa è escluderli per sempre e a priori, condannandoli, e in un certo senso autorizzandoli, ad essere egoisti e immorali. E’ difficile sì ma fede e dedizione ci verranno senz’altro in aiuto.

NOTA: Durante la nostra esperienza abbiamo raccolto molte storie di imprenditori e professionisti che hanno saputo conciliare etica e successo. Alcune ve le abbiamo raccontate nella rubrica Storie di Etica, altre sono entrate a far parte del documentario FIL – Felicità Interna Lorda nel quale anche noi siamo protagonisti, ma ce ne sono certamente molte ancora che varrebbe la pena raccontare. Se vuoi segnalarcele scrivici qui

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